Il pacco sta dritto

16.10.2019 21:05

C’è poco da ridere. Soprattutto quando l’ennesima provocazione pubblicitaria ha il volto di Rocco Siffredi che sottolinea che «il pacco (di patatine) sta dritto». Un doppio senso che nella sua volgarità indica quanto il parlare, alludere al sesso, sia ormai una cosa normale. Non c’è più ombra di vergogna in chi consuma materiale pornografico. Da solo o in compagnia, davanti al pc o alla tivù, online o offline, parlandone con i colleghi di lavoro o raccontando in qualche talk show le personali avventure o disavventure sessuali.

Tra Ugo Tognazzi che in Venga a prendere un caffè da noi entrava in una farmacia chiedendo sottovoce i profilattici e il farmacista ad alta voce rispondeva «una scatola di preservativi per il signore» e le 50 sfumature di grigio, rosso e nero c’è un abisso. Là il sesso era pudore represso, mentre nella trilogia erotica che ha venduto milioni di libri in tutto il mondo, il sesso estremo è diventato roba da boy-scout. Allo stesso modo se Ultimo Tango a Parigi per una scena (quella del burro) è stato messo all’indice, ora le luci rosse sono un ingrediente indispensabile dei reality-show in onda in prima serata, con pubblica confessione in diretta di tradimenti e corna. Il che dimostra come il tema sia oggi di rilevante interesse pubblico.

Certe tragedie epocali, come l’Hiv, hanno contribuito alla democratizzazione del parlare di sesso in pubblico e alla perdita di aura peccaminosa del preservativo, elevato a presidio sanitario. Ma è stato Internet il grande eversore di una morale secolare e il propagatore di nuovi costumi sessuali. La caduta di tutti i tabù ha significato il riconoscimento di gusti e orientamenti estremi, ma anche la liberazione da costrizioni bigotte e negatrici di una sessualità vissuta secondo le inclinazioni personali.

Già la tivù commerciale aveva determinato la scomparsa della sfera privata come luogo esclusivo delle coppie, nel momento in cui ha reso normale spogliarsi in pubblico e offrire in pasto della pubblica morbosità le proprie storie sessuali. Poi il web ha trasformato la pornografia in un potente motore economico. Il ruolo propulsivo del porno sul consumo di massa è noto, ed è noto che il porno è ancora il vettore principale di sviluppo della Rete: un quarto delle ricerche sul web sono richieste a carattere pornografico.

Questa imponente crescita ha modificato profondamente sia l’offerta sia la domanda. Dopo la prima ondata delle porno star come Cicciolina e Moana Pozzi, le storie a luci rosse sono uscite dai cinema di periferia per entrare nei pc e quindi nelle case. Gli eroici superdotati, come il mitico John Holmes o porno star come Linda Lovelace, la famosa “gola profonda”, hanno lasciato il posto a un esercito di porno attori di seconda generazione. Grazie alla Rete la pornografia è diventata gratuita. Milioni di video riversati in Rete e prodotti da migliaia di anonimi attori e attrici che si esibiscono davanti a una webcam. Leggendo una ricerca pubblicata in Rete, sono venuto a conoscenza che in Italia si stimano ben 18 mila camgirl, ossia ragazze (perlopiù studentesse universitarie) pornoattrici sei ore al giorno davanti ad una webcam, per un guadagno di circa 2000 euro mensili.

È così che Max Felicitas, grazie alle possibilità distributive della Rete, è diventato una star del porno fai-da-te. Eletto da Rocco Siffredi suo erede, il giovanotto è molto gettonato. E’ piuttosto bruttino ma superdotato, e ambienta i suoi porno dalle improbabili trame in case normali. Sesso sfrenato in ogni posizione ma su un letto o divano dell’Ikea. Per quanto riguarda il consumo (attingo sempre dalla succitata ricerca) il dato saliente è l’aumento del pubblico femminile e l’affiliazione precoce di giovani e giovanissimi, anche se l’accesso facile a immagini pornografiche non ha modificato l’età media del primo rapporto sessuale, che si è mantenuto intorno ai 17 anni, un po’ meno per i maschi e un po’ di più per le femmine.

A mio modesto avviso, questo fenomeno di “pornificazione” della società non è la causa ma il sintomo di un diffuso disagio sociale e sessuale. La buona notizia è che non ci sono prove scientifiche che la dipendenza da porno incrementi le violenze sessuali o l’infedeltà coniugale, anche se, allo stesso modo dell’alcol e del tabacco, andrebbe consumato in “modiche quantità”, anche perché se non è vero che la pornografia «ti fa diventare cieco» è certo che sin dall’antichità è uno dei piaceri e divertimenti più ricercati e privatamente goduti: il 70% degli intervistati ritiene che la pornografia sia un male, anche se solo l’1% non ha mai visto un film porno. Forse aveva ragione Andy Warhol quando affermava che «il sesso è più eccitante sullo schermo che tra le lenzuola».

 

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