Il Paese dei balocchi

26.06.2017 14:27

Minimizzare. Questa è la parola d’ordine. Così stamattina sul suo profilo Facebook il segretario del Pd ha gettato acqua sul fuoco: «Qualcuno dirà che questo risultato è un campanello d'allarme, non si capisce per cosa, visto che in un Comune perdi e in quello accanto vinci». Francamente ho visto un’altra cosa, e cioè che in un Comune perdi e in quello accanto pure.

Benaltrismo, malattia infantile del vittimismo. La panacea cui troppo spesso la sinistra ricorre per giustificare le proprie sconfitte. Quando per la prima volta dal dopoguerra perdi Genova, roccaforte che sembrava inespugnabile, quando L’Aquila passa al campo avverso e la rossa Sesto san Giovanni alla Lega, rifugiarsi nel ben altro è una penosa e poco consolatoria illusione. Quella di ieri è stata la ripetizione del 4 dicembre, salvo che allora da parte di Matteo Renzi ci fu l’immediata presa d’atto della sconfitta e la temporanea uscita di scena, seguita poi dal frettoloso rientro nel tentativo di forzare la mano e tornare anticipatamente al voto.

Questa volta di presa d’atto nemmeno l’ombra, solo un «poteva andare meglio» affogato in una prosa minimizzante, che derubrica tutto a una disfida locale dove contano gli uomini e non i simboli perché «le elezioni amministrative sono un'altra cosa rispetto alle elezioni politiche», e chi non la pensa così è un apocalittico. Ultimamente ho visto più “destra” nella sinistra che nella destra. Ci vuole molta sicumera e una cospicua dose di autocompiacimento per negare l’evidenza, ma questi sono i personaggi della nuova sinistra. Renzi sa recitare una sola parte, un solo copione. E quando non funziona, invece di cambiarlo si ostina a imporlo. Salvo poi, se si accorge che gli spettatori in sala rumoreggiano, rimpiazzarlo con uno la cui effimera strumentalità è palese. Lo si è visto nel tormentato e alla fine inutile dibattito sulla riforma elettorale, quando nello spazio di poche ore l’ex premier in cerca di una sponda passò senza colpo ferire da Berlusconi a Pisapia.

Ma il problema dei problemi è la visione del mondo: quella renziana, mi dispiace dirlo, è immaginifica e irreale. A furia di strologare sul futuro come unica dimensione del vivere ha rimosso il presente. E quando il presente riaffiora spesso in tutta la sua drammaticità, lo travisa, non lo sa leggere. Significativo che ieri, giorno di ballottaggi, Renzi abbia lanciato un solo messaggio per salutare la vittoria di Valentino Rossi e non abbia pensato di farne uno sull’esorbitante conto che i contribuenti sono chiamati a pagare per il salvataggio delle banche. Va benissimo magnificare Rossi, ma se poi ti scordi dei tanti “signor Rossi” tartassati solo perché offuscano le magnifiche sorti del “Paese dei balocchi” che solo tu vedi o hai in mente, è un po’ pretenzioso pensare che loro ti votino.

 

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