Il potere del culo

20.11.2014 19:18

Cogliendo lo spunto dalla criticatissima foto di Kim Kardashian con quel suo sederone oliato in primo piano sulla copertina di Paper, un visitatore del Metropolitan Museum di New York ha diffuso l’immagine di una scultura del neolitico dalle forme del tutto simili a quelle della simpatica trentenne senza professione se non quella di mettere in mostra in ogni occasione il famoso treno posteriore.

Tutto questo ha fatto arrabbiare le femministe, ma secondo me farebbero bene a prendere quella scultura e a volgerne le chiappe ipertrofiche a loro favore, in tutti i sensi, magari lavorando sulla valorizzazione della cultura come mezzo di affermazione personale e sociale.

Le teorie evolutive dominanti, criticabilissime finché vi pare ma non ancora confutate, ritengono che l’accoppiamento frontale, guardandosi negli occhi e dunque su un piano di confronto paritetico, sia stata una delle conquiste più importanti del genere homo erectus.

Infatti la maggior parte degli animali, non a caso, si accoppia tuttora con la femmina di spalle e opportunamente provvista, nel periodo del calore, di terga vistose e attraenti, di organi genitali arrossati (cioè irrorati da un maggiore flusso sanguigno) e secernenti effluvi di richiamo.

Dunque, capirete bene per quale motivo il culo esposto di una femmina rappresenti la dannazione per le femministe, la loro bestia nera; ma per quale motivo nessuna di loro ha mai alzato un dito contro Demi Moore e le tante che si sono fatte fotografare nude e in stato di gravidanza avanzata, oppure nude e basta, mentre Kim Kardashian è stata massacrata?

Il punto è che Demi Moore incinta e orgogliosamente nuda è una glorificazione del corpo femminile e del suo potere, mentre Kim evoca tutt’altro, che potrebbe essere inquadrato come «il potere del culo».

L’immagine del suo trionfante didietro, ha avuto la disgrazia di comparire nelle edicole negli stessi giorni in cui il 49% dei lettori di Time, attraverso un sondaggio, aveva decretato il termine «femminismo» come il più odiato del 2014, una parola insopportabile e da bandire.

Il motivo di questa insofferenza non sembrerebbe la causa femminista in sé, naturalmente, ma l’uso e soprattutto l’abuso che ne viene fatto da certe stelle della musica a caccia di nuova celebrità, spesso accompagnandolo con performance inutilmente oscene e piuttosto avvilenti.

Il femminismo un tanto al culo, insomma, avrebbe stancato, alla faccia dei tanti favorevoli alla teoria del «purché se ne parli» e dunque ben felici di vedere Beyoncé dimenarsi chiappe al vento sul palco davanti alla scritta «feminism».

Femminismo, dunque, non equivarrebbe a sventolare il culo nudo in faccia agli altri, e non è un caso che le star maschili della musica si guardino bene dal farlo; al limite ruotano il bacino come faceva Elvis, che è un gesto di dominazione.

Lo dimostra anche uno storico sfruttamento del culo a fini spettacolari. Non so se avete presente il caso della «Venere ottentotta», uno dei più famosi fenomeni da baraccone dell’Europa post illuminista.

La «Venere ottentotta» si chiamava Sarah Baartman ed era nata in un’area sperduta del Sudafrica, i cui abitanti venivano chiamati appunto «Hottantot», e come caratteristica fisica possedevano i glutei molto pronunciati che gli europei consideravano «primitivi».

Sarah venne portata in Europa agli inizi dell’800 e mostrata nei teatri e nelle fiere per intrattenere il pubblico dell’epoca, molto politicamente scorretto ma per nulla diverso, nelle pulsioni e nella curiosità, da quello di oggi.

In seguito il termine «Venere ottentotta» è diventato sinonimo dello sfruttamento razziale e delle discriminazioni di genere, ma non è il caso di Kim Kardashian, la quale mette in mostra il proprio culo perché è l’unica cosa che ha, la cosiddetta «fortuna sulla quale è seduta», tanto per riprendere un vecchio adagio antifemminista, ma se scoppia la polemica e le femministe (quelle vere) se la prendono con lei, bisogna anche capirle.