Il signore degli agnelli

11.04.2017 20:42

Dopo che Silvio Berlusconi ha allattato un agnellino, ancora non ci siamo ripresi del tutto. La scena di lui seduto sul prato col biberon in mano ha avuto un effetto dirompente nel sonnacchioso panorama politico di questi giorni. Sarà anche vero che una rondine non fa primavera ma un agnello fa sicuramente campagna elettorale, e allora giù subito con i commenti sul ritorno in campo. Si è andati dal classico «Silvio è tornato» al più pasquale «Silvio è risorto».

Al netto del fatto che quando entrano in scena gli animali al fianco dei politici è sempre il sintomo di campagna elettorale inziata (vedi il cagnolino di Mario Monti), è evidente che con Berlusconi non è solo quello. La verità è che “il signore degli agnelli” un po’ ci manca. Lui lo spirito del ’94 ce l’ha in canna da più di vent’anni, ma rivederlo di botto così, col maglioncino blu di un tempo, bucolico, circondato da agnellini e pecorelle, ci ha fatto tornare tutti più giovani. Le caprette ci hanno fatto ciao e ci siamo ritrovati per un attimo con lui tra le margherite dei giardini di Arcore, ci è passata davanti la storia italiana versione opuscolo a colori delle sue prime campagne elettorali, il miracolo italiano, gli spot, le spillette, Drive In, l’Italia pre Isis, pre Trump, pre Brexit, per Le Pen, pre crisi, pre vaffa. L’Italia che ama.

Ci siamo rivisti nell’agnellino quando qualcuno ci allattava, sperduti come siamo nell’odio di questi tempi tra fake news e guerre vere. Si è persino rialzata quella marea di satira orfana da tempo del bersaglio numero uno, il preferito, il più rassicurante, il padre nonno con cui prendersela per tutti i nostri guai, ora che dobbiamo vedercela da soli. Grazie Silvio per questo onirico e breve amarcord ovino. Ci sono più Anni 90 in quelle foto che in tutta la discografia degli 883.

 

© Riproduzione riservata