Il vero problema è credere troppo alle favole

18.01.2016 18:30

Stepchild adoption. A chiamarla così sembra il titolo di un film thriller o di una manovra dell’alta finanza. Perché non chiamarla in italiano Adozione del figliastro? Ma che cos’è? E’ la classica situazione che da bambini incontravamo nelle fiabe che ci raccontava la nonna: pensando che la piccola aveva bisogno di una donna che le faceva da mamma, l'uomo sceglieva in sposa una nobile signora già madre di due fanciulle; il vedovo se la sposava e per le figliastre erano cazzi. Anche se va detto che nella prima stesura delle favole di Grimm la persecutrice di Cenerentola e Hansel & Gretel non era la matrigna ma la madre biologica, poi in seguito trasformata in matrigna per non insinuare nei piccoli l'idea destabilizzante che anche le mamme vere possano fare cose cattive, tipo abbandonarti nel bosco in pasto ai lupi o nelle grinfie di una strega. Ecco il vero spettro che causa il mal di pancia ai 37 senatori cattolici del Pd: centinaia di fanciulle coperte di stracci costrette a fare i lavori di casa e a rinunciare al ballo del principe azzurro, e frotte di bimbetti che non riescono più a ritrovare il sentiero di briciole lasciato nel bosco. E se certe nefandezze succedono nelle coppie regolarmente sposate delle fiabe, figuriamoci cosa potrebbe accadere nelle coppie di fatto vere o, dio ce ne scampi, in quelle omosessuali.

Povera Cenerentola, altro che ballo con il principe azzurro, al massimo la lascerebbero uscire in occasione del Gay Pride.

I senatori malpancisti sanno che il loro vero problema è di credere troppo alle favole (non mi riferisco alla religione cattolica, per carità, ma alle favole di questo mondo) e sarà sicuramente per questo che si sono risentiti per la pubblicazione delle loro foto e dei loro nomi sul sito Gay.it.

Ma perché sono stati additati al ludibrio digitale? Forse perché sono senatori? Forse perché sono del Pd? Forse perché non vogliono dare alle coppie gay gli stessi diritti all'adozione concessi alle coppie etero? Io non so quale sia la verità, quello che so è che in questo momento in Italia è più facile diventare impopolari in quanto senatori del Pd che in quanto ostili alle adozioni gay.

Qualche giornale ha parlato di liste di proscrizione e squadrismo da parte del sito gay, e questo mi sembra un po' troppo. Tutto si può rimproverare ai gay tranne l'abitudine di manganellare per strada chi non la pensa come loro. Nemmeno nel leggendario quartiere omosessuale di San Francisco si sono mai registrati episodi di omofobi aggrediti da squadracce di gay. Tutto quel che suggeriva Gay.it era di telefonare ai senatori in questione per chiedere conto della loro scelta, cosa che dovrebbe far parte della democrazia, un regime che l'Italia ha adottato proprio in base a una stepchild adoption, visto che la democrazia non è figlia sua, ma della defunta Grecia antica. L'unico regime politico di cui l'Italia è genitrice biologica è il fascismo. 

Chissà perché non si è trovata un'espressione brillante come stepchild adoption per il concetto di utero in affitto. Forse perché trattandosi di organi riproduttivi femminili ci si può andare giù pesanti, anche se chi la usa si ritiene "femminista" e vuole evitare la mercificazione della maternità e lo sfruttamento delle madri povere. Un atteggiamento che ha gli stessi limiti degli ideali filantropici di chi un tempo si batteva contro i bordelli e la tratta delle bianche: per debellare una piaga sociale si dà per scontato che le donne siano sempre tendenzialmente vittime, e non in grado fino in fondo di badare a se stesse e di decidere lucidamente quale uso fare dei propri organi riproduttivi, compreso, se vuole, quello di portare un figlio per conto terzi, a pagamento o no.

Si dà per acquisito che ogni femmina sana di mente userebbe i propri genitali solo per fare sesso gratuito più o meno riproduttivo all'interno di un rapporto monogamo, e se li impiega diversamente è solo perché non sta bene con la testa, è sfruttata o ingannata. E’ per questo che menti illuminate tipo quelle dei 37 senatori Pd devono provvedere. Anziché sostenere l'autodeterminazione delle donne in modo che decidano autonomamente sul proprio utero senza cederlo uso "forno a microonde", se ne fa una questione di principio, di mistica laica della maternità estesa a tutto il genere femminile. Ma nessuno mi toglierà mai dalla testa che se i figli li portassero in grembo gli uomini anziché le donne, l'aborto si farebbe tranquillamente dal barbiere e gli uteri si affitterebbero con Immobilcasa.

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