Il vero show è una cosa seria

14.12.2016 13:56

E adesso cosa farà Matteo Renzi? Scriverà un libro, farà un tour e, chissà, forse anche un film o un disco. Anzi, un audiolibro, che oggi va tanto di moda; in fondo un mezzo annuncio ce l'ha regalato nell’ultima direzione Pd, declamando una poesia di Fernando Sabino. Un cd di poesie lette da Matteo Renzi in persona sarebbe un gadget fighissimo da allegare all'Unità, altro che le poesie d'amore recitate da Roberto Saviano per Repubblica nel giorno di San Valentino. Finalmente il disegno occulto dell'ex premier è abbastanza chiaro, l'obiettivo perseguito è quello di riportare gli aristocratici al governo con il conte Paolo Gentiloni Silveri e diventare una popstar, dominare una folla plaudente e inneggiante, ma non da un balcone, come temevano i suoi detrattori, bensì da un palco, come Ligabue e Jovanotti.

Era chiaro che Renzi si divertiva molto di più a intrattenere il pubblico con brillanti improvvisazioni live che a governare, perché qualunque cosa se ne possa pensare, è l'unico premier con la battuta pronta e spesso anche buona, e infatti come segretario Pd ha interrotto la tradizione degli interventi soporiferi degli altri dirigenti. Ma nel 2016, quando è evidente che la politica non serve più a un tubo, per un giovane brillante e ambizioso puntare solo a Palazzo Chigi o al Nazareno, diciamolo, è da sfigati oltre che da ingenui, e Renzi non è né sfigato né ingenuo. Renzi ha la vocazione del presentatore televisivo, la categoria più cinica, astuta e meglio pagata del mondo dello spettacolo, la categoria di Mike, Corrado, Baudo, Bonolis e Fazio, persone senza alcun particolare talento se non quello di mobilitare l'audience. Sono premier che devono rendere conto solo all'Auditel e agli sponsor, una sorta di presidenti del Consiglio per gli acquisti.

Silvio Berlusconi, che per certe cose ha fiuto, ha detto che se Renzi fosse stato un presentatore lo avrebbe assunto subito. E Matteo, con una buona squadra di autori, poteva diventare un grande showmen. Ma il problema è che in Italia i buoni autori lavorano tutti per Maurizio Crozza e sono tremendamente anti-renziani, e poi Renzi non li ascolterebbe, perché è convinto di essere più bravo di loro. Il Renzi come lo conosciamo oggi, certo, non quello futuro, totalmente convertito allo spettacolo. Perché nella sua nuova veste di star dell'intrattenimento, il segretario del Pd si renderebbe conto che lì la posta in gioco è molto più grossa di una banale leadership politica, e il successo è sempre un lavoro di squadra. Lo show, quello vero, è una cosa seria, scarta automaticamente le mezzecalzette che in politica, per imperscrutabili alchimie, possono assurgere ad alte cariche istituzionali, bocciare leggi, rovesciare governi e imbastire riforme. In uno show di successo ogni nome è frutto di una scelta molto più obiettiva, razionale e meritocratica di quella che sta dietro al nome di un neoministro. Ma probabilmente questo Renzi l'ha già capito, visto che ha lasciato la sua fedele spalla Maria Elena Boschi nel governo Gentiloni.

 

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