Immote e silenziose come belle addormentate

28.08.2015 09:02

Si dice che la prossima vendemmia si profili ottima ma ancora non ne abbiamo la certezza, però in compenso si può già parlare di anno d'oro per un'altra eccellenza della terra italiana, quella degli ordigni bellici risalenti alla Seconda Guerra mondiale.

Quest'estate il Genio Artificieri ha lavorato più dei raccoglitori d'uva per disinnescare bombe su e giù per la penisola, con conseguenti evacuazioni (a volte per migliaia e migliaia di persone), blocchi stradali e disagi vari. L'ultimo episodio un paio di giorni fa, quando per far brillare una bomba di duecento chili riemersa nei pressi di Orte, è stato chiuso un tratto dell'Autostrada del Sole, tagliando l'Italia in due come ai tempi della linea gotica. L'ordigno è stato fatto brillare in un luogo sicuro, come gli altri settemila recuperati e distrutti dall'esercito solo nell'ultimo anno.

Perché non bastano le bombe vere, parecchie, che fra il '43 e il '45 gli alleati ci sganciarono addosso, di cui un quarto non esplose del tutto o è tuttora inesploso, a queste vanno aggiunte le granate, le bombe da mortaio e quelle a mano, per un totale di venticinquemila potenziali sorpresine col botto ancora nascoste su tutto il territorio nazionale.

Statisticamente, può essercene una proprio sotto al mio sedere mentre sto scrivendo, e non fate quelle risatine, soprattutto se abitate nelle vicinanze di quelli che durante la guerra erano considerati “obiettivi strategici”, come ponti e ferrovie .

Fatto sta che la nostra penisola è disseminata di bombe che a suo tempo non hanno fatto il loro dovere, forse per un difetto di fabbricazione o perché lanciate da una quota troppo bassa, che da decenni giacciono immote e silenziose come belle addormentate, in attesa del bacio disinnescante di un artificiere.

Quando viene rinvenuto qualche ordigno e la gente viene invitata a lasciare le case per motivi di sicurezza, lo fa in silenzio, quasi con un senso di rispetto più che di paura, rispetto per le tracce di quell’immane battaglia consumata nelle stesse strade dove oggi viviamo, dormiamo e passeggiamo con i nostri cari, sotto quello stesso cielo dal quale oggi possono cadere solo bombe d'acqua.

La storia ha arato profondamente la nostra terra, lasciando nelle sue viscere dei semi velenosi, e in molti cimiteri di campagna si trovano vecchie tombe di bambini che oggi sarebbero arzilli settantenni se un giorno, quando sembrava che l'incubo fosse finito, non avessero inavvertitamente inciampato in una granata inesplosa.

Quell'Italia era come l'Afghanistan, però da noi non c'era Emergency, e lavorare come "recuperante" nel dopoguerra, cioè addetto al recupero di ordigni inesplosi, era l'unica possibilità di guadagno per chi aveva una famiglia ma non possedeva che una zappa o un badile; poi divenne anche un hobby per collezionisti, ma sempre mortale, sia come mestiere che come passatempo.

Pare che esistano veri e propri arsenali privati di vecchi ordigni della Seconda e perfino della Grande Guerra, scoperti e non denunciati da gente che non sempre è in grado di valutarne la pericolosità.

A noi non resta che incrociare le dita e non esitare a disturbare i carabinieri quando vediamo spuntare dalla terra una ferraglia sospetta.

E' vero che potrebbe essere un innocuo scaldabagno arrugginito, ma ci sono altrettante possibilità che sia un vecchio petardo sganciato dalla Raf o un souvenir di zio Adolf.