Je suis Charlie

08.01.2015 18:45

Nel corso della mia vita ho avuto il piacere di dirigere un periodico con cinquemila copie di tiratura e quindi so cosa sono le riunioni di redazione. 

Un tavolo coperto di carta e penne, una decina di buontemponi che arrivano alla spicciolata convocati dal direttore (che dovrebbe essere il più giudizioso), un mare di discorsi e ragionamenti eccentrici sulle notizie del mese e tutti impegnati a cercare gli argomenti che formeranno la nuova pubblicazione.

Un cazzeggio svagato che nasconde una forte passione e una grande determinazione nel cercare la perfetta sintesi del libero pensiero, che i lettori si aspettano di trovare tra le pagine del giornale, il pezzo che li sorprenderà e in cui si riconosceranno con compiacimento o, a volte, con deliziose critiche.

Posso dire per esperienza personale che la felicità di chi scrive un articolo è mille volte superiore al piacere di chi lo leggerà, perché esprimersi è una delle più alte forme di libertà che un uomo possa avere.

Proprio perché posso immaginare bene quella vita di redazione all'insegna della “resistenza umana”, riesco a immaginarmi altrettanto bene cosa può essere l'irruzione dell'inumano, dell'orrore assoluto.

Fanatici mascherati di nero che sparano all'impazzata sbraitando formule religiose su un gruppo di uomini e donne armati solo di carta e matita, che dedicano la vita a far sorridere e ragionare e discutere i loro simili: non riesco a figurarmi una rappresentazione più plastica della lotta fra il bene e il male.

C'è voluta l'ecatombe di Charlie Hebdo per chiarire che la satira è il bene, e non un vezzo, un lusso, un cagnolino da appartamento tollerato dalle norme condominiali purché non abbai negli orari di riposo e non ringhi contro la moglie dell’avvocato del terzo piano.

La satira è un'espressione del bene perché annulla la paura suscitando la risata, e il riso ci aiuta a sentirci superiori alle miserie e alle follie umane, anche e soprattutto quando ci vengono spacciate come «sante» o «divine».

Ridere corrobora la forza d'animo e rende più coraggiosi e consapevoli, lo stesso effetto che ha l'istruzione sui ragazzi e sulle ragazze: dà loro il senso del proprio valore come persone, esattamente quello che gli integralismi di ogni tipo tendono a schiacciare.

Autori satirici e scuole sono i nemici degli integralisti islamici di oggi. Ieri il loro Satana era la bandiera a stelle e strisce, oggi sono solo le strisce, quelle in cui si sfotte la loro religiosità ottusa e sanguinaria.

Quando un credo, religioso o politico che sia, è così chiaramente contro natura in quanto ostile alla felicità e alla piena realizzazione umana, deve essere sfottuto, sia che i suoi accoliti portino barba e turbante, tonaca e crocefisso o qualunque tipo di divisa.

E anche il conformismo, l'abitudine, la pigrizia mentale, l'integralismo della comodità, quello più insidioso e meno riconoscibile, basato sulla difesa strenua di un qualche comfort (la casa, il conto in banca, il proprio noioso modo di fare sesso) va preso in giro regolarmente con arte e fantasia.

Come faceva Charlie Hebdo con le sue vignette piene di allegro vetriolo, che avrebbero dato fastidio a qualunque religione del globo.

Da oggi anche la satira ha il suo 11 settembre e i suoi martiri vanno onorati allo stesso modo di come onoriamo i partigiani trucidati dai nazisti.

Lasciare che questa atrocità diventi un'arma in mano a chi, senza barba né turbante ma con il tailleur o la felpa, predica ugualmente esclusione e intolleranza, sarebbe l'estremo affronto ai caduti di Charlie Hebdo.

Siamo noi lettori che amiamo la satira a dover cercare la risposta giusta, e dobbiamo impegnarci perché l'attacco alla libertà di espressione non venga distorto in una minaccia alla sicurezza gretta e paranoide predicata da Marine Le Pen e Matteo Salvini.

Accanirsi a colpi di kalashnikov contro la satira significa dichiararsi profondamente e irrimediabilmente perdenti, perché per ogni matita spezzata ne nasceranno immancabilmente due e ogni uomo libero sentirà il dovere di gridare Je suis Charlie