Je suis Errì

29.09.2015 22:18

Istigazione al sabotaggio. Otto mesi di reclusione. Questa è la condanna che ha chiesto il pubblico ministero di Torino contro lo scrittore Erri De Luca.

Nelle interviste rilasciate pubblicamente, si è sostenuto, ha commesso incitazione al sabotaggio contro la Tav. 

La sentenza proposta ai danni dello scrittore è preoccupante. Essa dimostra come il reato di opinione ritorni o forse non sia mai scomparso. E questo nel silenzio generale, a pochi mesi dalle matitine spezzate di jesuischarlie.

Il dissenso va bene fino a quando è diretto contro le religioni e contro tutto ciò che contrasta con il capitale e che il capitale stesso, nella sua avanzata, travolge; esso usa i dissenzienti come utili idioti, agitando il dissenso contro il dissenso, e dunque promuovendo un conformismo che è tanto più tale quanto più sembra anticonformistico.

Dissenso verso le religioni, in modo che il capitale possa delegittimarle e imporre la sua come unica e legittima, il monoteismo del mercato; dissenso verso i nuovi Hitler – da Assad a Putin – in modo che il capitale possa bombardarli con l’appoggio dell’opinione pubblica. Addirittura dissenso verso i lavoratori, “pelandroni” e “sfaccendati”, di modo che poi il capitale possa liberamente rimuovere l’articolo 18 e il diritto di sciopero.

Vietato, però, dissentire contro il capitale e contro i suoi satelliti, Tav compresa. Lì scatta addirittura il reato di opinione. La vicenda di Erri De Luca ne è la prova lampante.

A questo punto e su queste basi, occorrerebbe dichiarare fuorilegge anche i testi di Machiavelli e di Marx, che continuamente invitano al sabotaggio, elogiando il perfido Duca Valentino e addirittura – udite! udite! – inneggiando alla rivoluzione.

Occorrerebbe proibire anche quel sovversivo di Tommaso d’Aquino, che nella Summa Theologiae legittima la “perturbatio”, ossia la sedizione, e dice espressamente che se i detentori del potere contraddicono la legge divina e mirano al bene individuale e non al “bonum commune”, «i sudditi non sono tenuti a obbedire».

Per non parlare, poi, di quel riottoso di Giovanni di Salisbury, il medievale che qualificava come “lecita e gloriosa” l’uccisione dei tiranni.

Chissà, forse in un futuro nemmeno troppo lontano, in un mondo ancora più orwelliano di quello presente, gli stessi “Testi Sacri” saranno dichiarati fuorilegge per “apologia di reato”, perché in fondo anche Gesù incitava al sabotaggio ai danni dei mercanti del tempio.

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