La ciccia come instrumentum regni

19.07.2014 19:32

Poiché il presidente del Senato è Grasso, grasso è diventato anche il presidente del Consiglio.

Ma nel caso di quest’ultimo, più che di accumulo di cariche si tratta di un accumulo di adipe, nella fattispecie sui fianchi e zone limitrofe, e la questione non andrebbe affidata ai costituzionalisti ma a un bravo dietologo.

Il premier cicciottello fa discutere e attira messaggini spietati durante le delicatissime riunioni in streaming sulle riforme istituzionali con i grillini (generalmente asciutti), tanto che per distogliere gli occhi degli spettatori dalle sue ormai evidenti maniglie dell'amore deve rimettersi la giacca a dispetto del caldo.

La lievitazione renziana è stata lenta e costante come quella del panettone artigianale. «Sono un po' ingrassato», ammetteva qualche mese fa in una puntata di “Bersaglio mobile”.

«Renzi sempre più grasso» titolava nel gennaio scorso “Libero”, cui faceva eco dalla sua cella del carcere di Opera, il politologo Fabrizio Corona che, sulla scia di Norberto Bobbio, stigmatizzava acutamente la pancetta del premier come «metafora del politico che nasconde i difetti sotto una perfezione apparente». E bravo Corona, un filosofo prestato alla fotografia. Cara Belen, che ti sei persa! 

In febbraio l'ineffabile D'Alema sibilava amabilmente a Matteo di limitare i popcorn perché lo vedeva «un po' sovrappeso»; e vedeva giusto, perché in marzo i fotografi della Camera lo immortalavano con un addome faticosamente ingabbiato dai bottoni della camicia.

«È vero, ultimamente sono ingrassato», riconosceva nuovamente qualche tempo dopo davanti allo sguardo severo di Lilli Gruber.

A quanto pare non è servito a molto acquistare un tapis-roulant per la palestra interna di palazzo Chigi, se oggi le rotondità del premier saltano all'occhio con tanta prepotenza, magari esaltate anche dalla televisione che, si sa, regala almeno una taglia in più.

La pancia di Renzi racconta di spuntini fuori ordinanza e abbuffate nervose da fast-food, tipiche gratificazioni alimentari di un uomo stressato e fondamentalmente solo, che non si è accorto (o non vuole accorgersi) di aver superato l'età in cui il metabolismo ti perdona tutto, anche le pizze ultrafarcite consumate davanti al computer e i sacchetti di patatine sgranocchiati twittando alle sei del mattino.

La virtuosa ministra Boschi, quando torna a casa stanca dal lavoro, scalcia via le “tacco 12” e si limita a sorseggiare una sana tazza di latte. Invece Matteo ha fame, una fame nervosa, un dettaglio che lo rende più umano e simile a molti di noi, anche nella lotta con la bilancia. Vai Matteo, siamo tutti con te.

Non mi stupirebbe che, con il consueto fiuto per gli umori del pubblico, Renzi usasse astutamente i suoi problemi di linea (o per lo meno, non si affretti a risolverli) per conquistarsi nuove simpatie e correggere l'immagine di superometto iperattivo e sbruffone che non piace a molti.

Abbiamo capito che anche lui ha qualche debolezza, e soprattutto non è il politico che pasteggia a ostriche e branzini nei ristoranti di lusso assieme alla sua cricca, ma mangiucchia schifezze senza staccarsi dal computer, proprio come fanno tanti italiani.

Mentre la Storia ci dice che negli studi di Roosevelt e Mussolini la luce era accesa anche di notte per evocare veglie laboriose, dallo studio di Renzi lo stesso effetto si ottiene con un incessante rumore di cartocci aperti e mascelle instancabili.

Il premier si sforza di incassare stoicamente gli attacchi da destra e da sinistra, i commenti non più innamorati da parte dei giornali stranieri, le statistiche che indicano come l'Italia non stia affatto “cambiando verso”, ma poi il morale gli va giù e deve consolarsi divorando una confezione-famiglia di biscotti al cioccolato twittando con la sposa e i figli lontani. Che tenerezza.

C’è da dire che lady Renzi, madre di tre figli, ha un fisico asciutto e scolpito e il mese scorso ha visitato a Rimini la “Fiera del Fitness”, forse alla ricerca di un'alternativa per il marito più efficace del tapis-roulant.

La ciccia come instrumentum regni? Forse Renzi sarebbe capace anche di questo, facendo violenza al suo indubbio narcisismo per smentire l'affinità con Berlusconi, fissato con l'estetica e la forma fisica.

Se c'è un errore più grave di quello d’inquartarsi, sciupando il look giovanile che lo ha portato al successo, è quello di mostrarsene preoccupato e farsi vedere mentre sottrae tempo alle cure del Paese per dedicarlo alla cura di sé. 

«Sono ingrassato, non mi fa piacere, ma ho cose più importanti di cui occuparmi: al massimo mi rimetto la giacca, così smettete di guardare le mie forme e seguite il dibattito sulle riforme».

Molti passeranno alla Storia per avere mandato l’Italia a rotoli, sarebbe molto triste che Matteo Renzi ci passasse per averla mandata a rotolini.