La donna ha da puzza'

25.01.2016 22:00

Quando frequentavo le elementari, non erano insolite battute del tipo: «Qual è la città più fastidiosa del mondo? Mosca! E quella più diritta? Riga!» E quella più profumata? Colonia! Che poi non è una battuta, perché la città tedesca è effettivamente la madre di tutti i profumi, dato che proprio lì nacque più di due secoli fa la prima acqua di colonia, prodotta da un immigrato lombardo su una ricetta di un altro immigrato piemontese. Quando si dice i paradossi storici: i migranti hanno profumato le donne di Colonia e oggi altri migranti le vorrebbero meno profumate. In particolare l'imam di Colonia che, in osservanza alle battute delle elementari, dovrebbe essere l’imam più profumato del mondo.

Il presule musulmano ha dichiarato che le violenze contro le donne nella notte di Capodanno e perpetrate, ormai si può dire senza passare per xenofobi, soprattutto da migranti, sono state aizzate non solo dall'abbigliamento succinto delle vittime (questo è un classico), ma anche dal loro profumo inebriante. Questa non sarebbe venuta in mente nemmeno all’avvocato difensore di quella ragazza costretta a praticare un rapporto orale ai suoi aguzzini, il quale diceva: «è lei che prende, è lei che è parte attiva, loro sono passivi, inermi, abbandonati nelle fauci avide di costei». 

Per quel che ne so, l'unico profumo potenzialmente criminogeno di cui ho memoria è quel deodorante spray Anni 80 che spingeva gli uomini al furto: «Se qualcuno ruba un fiore per te, sotto sotto c'è Impulse», sparito dalla circolazione presumibilmente dopo una forte protesta dei fiorai. E così, dopo aver subito giustamente le reprimende dell'Occidente per i gas emessi dalle sue auto, la Germania deve rendere conto all'Islam dei profumi emessi dalle sue donne. 

L'Europa ha ormai da tempo superato il dogma secondo cui «l'omo ha da puzza’», e deve confrontarsi con una corrente estremista musulmana secondo cui è «la donna che ha da puzza’». Il fondamentalismo islamico è talmente sessista che non tollera la parità fra i generi nemmeno sul piano aromatico. Probabilmente le donne non devono avere nessun odore, né buono né cattivo, anzi, devono proprio essere impercettibili a tutti e cinque i sensi: alla vista (con il velo), al tatto (con la segregazione), all'udito (stando zitte), al gusto (non scendiamo nei dettagli) e all'odorato (niente profumi). Devono essere capaci di sfuggire perfino al potente olfatto del cieco eroe di «Profumo di donna»: inodori come l'acqua, non quella di Colonia ma quella del rubinetto.

Troppo profumate le donne tedesche. Troppo profumate per i nasi dei loro stupratori, così acuti da percepirne i sentori anche in mezzo al puzzo di vomito, ai vapori dell’alcool e all'odore di polvere pirica di una notte di Capodanno. Troppo profumate le donne in genere. Ai tempi dell’invenzione dell’acqua di colonia, la parola «profumo» evocava l'Oriente: da lì venivano le spezie, gli aromi, i legni odorosi, le essenze di cedro, di sandalo, di rosa, che coprivano il pesante afrore di corpi che, cristiani o musulmani, avevano poco accesso all'acqua e al sapone. 

Mercanti di profumi circolano per tutti i racconti delle “Mille e una notte”, mentre il profumo degli imam fondamentalisti fa la stessa fine della musica, da loro considerata profana e, anzi, sacrilegamente afrodisiaca, rinnegando così secoli di tradizione musicale araba, alla quale ha attinto anche la musica occidentale.

È un altro capitolo dell'istigazione al suicidio culturale di cui l'Islam estremista si sta rendendo colpevole verso il complesso sfaccettato mondo musulmano, variegato di musiche e di profumi.

Uscite come quelle dell'imam di Colonia hanno solo un lato positivo: svelano l'integralismo per quello che è, una forma allargata di paranoia, la collettivizzazione di un disturbo della personalità, e non fanno altro che coalizzare contro di esso tutte le persone sane di mente, credenti o no in qualunque cosa, compresa la profumeria. C'è un solo profumo che dovremmo apprezzare tutti, un profumo fresco e pungente come l'acqua di Colonia: quello della libertà.

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