La jihad contro Topolino

04.02.2016 18:47

Voleva scatenare la jihad contro Topolino. Chissà cosa gli è passato per la testa allo sconsiderato convertito parigino che è stato fermato al primo metal detector di Disneyland e nella borsa aveva due pistole con caricatore e una copia del Corano. Non era così, per fortuna. Meno male per i turisti che si trovavano in quel momento a Disneyland, ma anche per l'Isis e i suoi accoliti. Finché se la prendono con gli occidentali, con tutte le loro debolezze, le incertezze dei loro governanti, le falle delle loro intelligence, possono anche ottenere qualche agghiacciante e sanguinoso risultato, ma se cominciano a pestare i piedi a Topolino le cose cambiano. L'ultimo che ci ha provato è stato Hitler. E non è finito bene. Le gesta eroiche di veterani come Paperino, Pluto e i Tre porcellini, sono testimoniate da decine di cortometraggi Disney di propaganda, in cui gli eroi dei cartoni combattevano l'Asse e ne sbeffeggiavano senza riguardi i capoccia. Ma oggi la coalizione disneyana sarebbe molto più ampia. Prenderebbero le armi anche le principesse Disney, toste e volitive come soldatesse, e avrebbero al loro fianco la temibile Crudelia Demon, che non disdegnerebbe nel suo guardaroba una pelliccia di barba di foreign-fighter

Il nuovo Califfato, campato per aria e fittizio come Paperopoli, deve temere anche le ire di Aladdin e del suo antagonista, il visir Jafar, e la Pixar gli scatenerebbe contro tutta la sua scuderia di paperi, sceriffi, robottini e pure le cinque emozioni di Inside Out, alleati per l’occasione. Un'alleanza imbattibile, perché padrona del potere più irresistibile e seducente di qualunque libro sacro: quello della fantasia. Se l’Isis non vuole trovarsi contro tutto il mondo civile e anche un bel po' di quello meno civile, continui a tenersi alla larga dalle tante Disneyland sparse in America, Europa e Asia. Per i nemici dello stile di vita occidentale, un attacco a Disneyland, oltre a falciare soprattutto famiglie in vacanza, avrebbe una potenza simbolica devastante, equivalente se non addirittura superiore a quella di un attacco al Vaticano. È il luogo del sogno e del piacere infantile, nella totale assenza di riferimenti a una qualunque religione monoteista, perché in quel mondo incantato si acclamano idoli con sembianze di animali: gatti, topi, paperi e cani. Il battesimo disneyano, attraverso una tutina, un gioco o un sonarello con l'immagine di Paperino, precede abbondantemente quello religioso, ed è solo l'inizio di una catechizzazione grazie alla quale ormai cinque o sei generazioni di esseri umani occidentali, o anche solo sfiorati dallo stile di vita occidentale, non possono non dirsi disneyani. Sono un gregge devoto e fiducioso i cui esemplari adulti custodiscono nel cuore un piccolo altare con la trinità Pippo-Pluto-Paperino cui sono legatissimi. E guai a toccarlo, anche solo per scherzo. L'imprudente convertito parigino si è bruciato l’ingresso in tutte le Disneyland del mondo, in cui probabilmente sarà considerato «persona non gradita» fino al 2256. Gli resta soltanto il paradiso islamico con le vergini e gli alberi da frutto, ma lì non fanno le parate con la musica e i coriandoli.

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