La maionese impazzita

22.01.2015 21:04

L’attuale scontro che sta avvenendo nel Pd, la minaccia sempre più incombente di scissione, la quantità di contumelie che i contendenti si lanciano l’uno contro l’altro, portano alla lapalissiana conclusione che il Pd non esiste più e forse non è mai esistito.

Dico “forse” perché per qualche mese, con la segreteria Veltroni, ci fu un'euforia che sembrava dovesse portare alla nascita di un soggetto veramente nuovo. Poi le componenti interne presero il sopravvento e dapprima si divisero lungo la linea ex Ds-ex Margherita, poi le spaccature si moltiplicarono e divennero ancora più trasversali.

L’avvento di Renzi ha aggravato lo stato di crisi, confermando che quel progetto non avrebbe mai portato a nulla. Mi ricorda quando mia madre faceva la maionese e ogni tanto gli “impazziva”. Quel verbo mi faceva ridere, ma ero un bambino e non capivo che si riferiva all’amalgama malriuscito. Oggi il Pd mi assomiglia tanto a quella maionese.

Renzi ha ingaggiato una battaglia personale contro tutti i simboli e le persone di sinistra, tranne Orfini ed Esposito, cioè coloro che si sono trasferiti a casa sua, e questo perché il segretario ha in testa un altro partito.

Il Pd doveva rappresentare un’idea nuova, doveva essere la casa di tutti i riformismi, avrebbe dovuto riassorbire e superare le vecchie tradizioni politiche ancorandosi nettamente alla sinistra moderata ed europea.

Renzi invece mi sembra non dia molta importanza alla collocazione in una precisa area politica. Però non rinuncia a stare nel socialismo europeo e si definisce di centro-sinistra, ma tutto ciò appare come una concessione formale e soprattutto temporanea ai suoi avversari. Lui pensa di essere oltre. Lui pensa di essere il fondatore di una nuova politica che non amalgama i riformismi ma li azzera tutti, li supera, li mette in cantina per poi mandarli in discarica. Lui è semplicemente “renziano”.

Se un partito unico fra lui e Berlusconi non è probabile, la sua idea forte potrebbe essere quella di un partito destra-sinistra che metta fine alle ideologie, polverizzando la vecchia sinistra costretta al radicalismo e la vecchia destra “salvinizzata”.

Tutto si fonderebbe quindi sull’affermazione di sé non solo per desiderio di potere ma nella convinzione che solo partendo da sé può produrre innovazione politica.

Questo l’hanno pensato, a suo tempo, anche altri leader della sinistra, a partire da Craxi per finire a D’Alema, ma entrambi hanno commesso l’errore di appartenere a un campo, e questo ne ha delimitato i loro ambiziosi confini e regolamentato le aspirazioni personali.

Renzi non ha questi limiti. È il prototipo del politico del futuro, di colui che ambisce a cancellare la dicotomia destra-sinistra. Dopo averne tanto parlato in questi anni, oggi siamo di fronte al primo leader italiano che vuole e può realizzare questo superamento.

La destra non ha la forza e neppure la volontà di ostacolare questo progetto. Berlusconi non sta concedendo nulla a Renzi, lo lascia semplicemente fare perché non vede nessun pericolo in quel progetto. Chi non ci sta è destinato a cadere nelle mani del neo-leghismo salviniano affiliato alla destra radicale di Marine Le Pen.

La sinistra, invece, ha tutto da perdere. Se a Renzi riuscirà il suo progetto, la sinistra italiana sarà ridotta a una riserva indiana.

L’attuale sinistra ha intuito il pericolo-Renzi, ma anziché sfidarlo sul riformismo, sulle nuove leadership, preferisce contrastarlo com’è suo solito, come ha fatto con Berlusconi («cambia il tempo ma noi no», diceva la canzone) e cioè come fosse un dittatore da abbattere. Così facendo, questa sinistra si condannerà alla marginalità e aiuterà Renzi a distruggere definitivamente il Partito Democratico.

Intendiamoci, la morte di questo Pd, nato già morto, non sarà motivo di disperazione, però segnerà la messa in libertà di milioni di voti, decretando soprattutto la definitiva scomparsa del voto di appartenenza.

Questa appartenenza, che ha sempre rappresentato un sentimento forte in tutto il mondo occidentale e dovrebbe distinguere chi sta da una parte e chi sta dall’altra, ho paura che in Italia sia destinata inesorabilmente a perdere significato.