La messa è finita

25.02.2016 23:59

Un sorridente Nanni Moretti (nella parte del prete), alla prima scena del film "La messa è finita" dice alla coppia che sta unendo in matrimonio: «adesso vi farò tre domande, la prima riguarda la fedeltà reciproca, la seconda l'educazione dei figli, la terza la fedeltà reciproca». Questa scena iniziale già racconta il film, una disperata ricerca di certezza, di coerenza, di perennità, nell'intricato bosco delle relazioni sentimentali fra esseri umani.

Trent'anni dopo, in quello stesso bosco si aggira la guardia forestale Angelino Alfano, brandendo certezze taglienti come accette. L'emendamento da lui fortemente voluto al decreto sulle unioni civili rispecchia le sue convinzioni umano-arboricole: di qua sta la sempreverde fedeltà reciproca degli sposi legittimi, di là la caducità dell'amore non sancito dalla Chiesa e dallo Stato.

Alfano afferma di «aver evitato una rivoluzione contro natura»: in parole povere, come non puoi obbligare i pioppi a essere fronzuti come abeti in inverno, così non puoi chiedere ai partner di una coppia di fatto (etero o gay) di essere fedeli l'uno all'altro.

Il vero obiettivo della botanica alfaniana è tutelare una specie in via d'estinzione, la famiglia fondata sul matrimonio, e soffocare ulteriormente la mala pianta delle famiglie omogenitoriali, come se non bastasse lo stralcio delle norme sull'adozione e sulla stepchild adoption.

Escludendo dall'«obbligo di fedeltà» le unioni civili, lo Stato non dà dignità all'amore di coppia basato sulla libertà, ma sancisce che a chi sta insieme senza sposarsi è concesso non avere intenzioni serie. E quale giudice collocherebbe tranquillamente un bambino in un nucleo familiare poco serio, sempre minacciato dalle intermittenze del cuore, e in cui nulla impedisce ai partner di essere promiscui o poliamorosi?

Oddio, nessuna legge ha mai impedito ai coniugi di cornificarsi, ma almeno gli ha complicato la cosa, poco ai mariti, la cui infedeltà, purché non plateale, è sempre stata tollerata, e molto alle mogli, alle quali solo il sospetto di adulterio poteva costare l'infamia o anche la morte. E si capisce, perché se lo scopo originario del matrimonio è dare figli legittimi alla famiglia paterna, la fedeltà femminile è molto più importante di quella maschile. D'altro canto, l'espressione «obbligo di fedeltà» fa di per sé venire i brividi, anche se non significa scopare soltanto con il partner, ma, come precisato da una sentenza della Cassazione, significa «non tradire la reciproca fiducia ovvero il rapporto di dedizione fisica e spirituale che dura quanto il matrimonio», cioè non scopare con qualcun altro di cui ti importa davvero qualcosa.

Generalmente ci si sposa perché ci si ama (o almeno così ci piace pensare), e se la fedeltà diventa un obbligo, il matrimonio è di conseguenza svuotato del suo senso più autentico. Per quelli come Alfano, togliere l'obbligo di fedeltà per le coppie di fatto significa, quanto a capacità d’impegnarsi con un partner, metterle a livello di pinguini, anatre e piccioni, e allora eliminiamo anche la fedeltà coatta dal matrimonio civile, sarebbe un significativo passo in avanti della legge italiana verso il presente e la vita reale del Paese.

Ma al di là dell'incrollabile omofobia del Nuovo Centrodestra, la mia impressione è che l'unico orientamento sessuale che ancora fa scandalo, sia a destra sia a sinistra, sia fra gli etero sia fra i gay, è l'allergia al rapporto eterno e monogamico, che sia suggellato da due firme su un registro o da una promessa al chiaro di luna. Fra una persona che dedica la vita a rendere felici e appagati molti partner e una che la dedica a scontentarne solo uno, si considera sempre più stimabile la seconda.

 

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