La partita della vita va giocata fino all'ultimo

19.11.2016 15:01

Non conosciamo il suo nome ma possiamo chiamarla Elsa, come l’eroina di Frozen, la quattordicenne londinese affetta da una rara forma di tumore che ha chiesto, prima di morire, di essere crioconservata sperando di risvegliarsi un giorno in un mondo che saprà come curare la sua malattia. In compenso si sa il nome del giudice che glielo ha concesso, Peter Jackson, come il regista del Signore degli Anelli. E in effetti è una perfetta storia fantasy, la principessina che dorme nel ghiaccio mentre intorno a lei infuria la battaglia tra gli scienziati e l'Oscuro Signore che ritorce contro di noi le nostre stesse cellule e ne fa strumenti di morte, ferito ma non debellato da eroi come l'indimenticabile Umberto Veronesi, nell'attesa che i vincitori del mostro vadano a liberarla dalla sua bara sottozero per restituirla alla vita. Che dirà la Chiesa di chi si rinchiude in un freezer per sfuggire al Tristo Mietitore, di chi ha così poca voglia di diventare cenere tanto da farsi trasformare in un pezzo di ghiaccio? È ribellione al disegno di Dio o piuttosto fiducia che il Padreterno, oltre alla matita per disegnare, si deciderà a usare la gomma e cancellerà, ovviamente con i suoi tempi, certi scarabocchi tipo il cancro, la vecchiaia o la vittoria di Trump?

Il Regno Unito ci ha dato la prima bimba nata in provetta e potrebbe darci la prima ragazza resuscitata dal congelatore. Il problema è che la scienza ci ha abituati bene. Negli ultimi cento anni ha trovato cure definitive per malattie una volta mortali e oggi offre all'essere umano, se abbastanza fortunato da non nascere in posti come Aleppo, Sudan o le campagne indiane, benessere e opportunità un tempo inimmaginabili. Un secolo fa in Europa si moriva per patologie oggi risolvibili con una settimanella di antibiotici. Nel 1916 si moriva parecchio anche di guerra, solo la prima guerra mondiale ha spazzato via più di 17 milioni di esseri umani e reso invalidi e mutilati altri 20 milioni. Poco più di cinquant’anni dopo i Paesi europei si erano già fusi nella Cee, l'uomo andava sulla Luna e non si vedevano più bimbi rachitici o storpiati dalla polio. Oggi molti tumori sono curabili, con sempre più speranze di successo e meno sofferenze per i pazienti. Possiamo aspettarci che fra qualche decennio esisterà un vaccino per metterci definitivamente al riparo dal cancro. L'ottimismo della ragione (e non la fantasia) ha indotto la piccola Elsa a chiedere di essere ibernata. Badate bene, in Inghilterra, a differenza di altri Paesi europei come l’Olanda o il Belgio, l'eutanasia e il suicidio assistito non sono permessi, l'ultima proposta di legge sull'argomento è stata respinta proprio lo scorso anno con voto bipartisan. La partita della vita va giocata fino all'ultimo, non solo perché appartiene a Dio, ma perché il genio umano potrebbe fornirci improvvisamente le armi per ribaltare il risultato. Ci sta lavorando e ci vorrà del tempo, ma nel frattempo ci mette in condizione di poter aspettare in una capsula di ghiaccio. E così l’ibernazione del nostro scontento si potrebbe trasformare in uno splendido sole di guarigione, sempre che abbiamo i mezzi per permetterci di pagare cento anni di bollette elettriche per il frigo che ci ospita. Visto che si diffida sempre più dei vaccini e le grandi migrazioni stanno riportando in Europa malattie che si credevano sconfitte, il mio timore è che la povera Elsa si scongeli in un mondo che ha battuto il cancro ma è tornato a farsi mettere ko dal morbillo.

 

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