La più autentica tradizione italiana

27.12.2016 09:22

I tedeschi che ci ringraziano? Caspita, non succedeva dal 1939. E’ quasi imbarazzante ritrovarci all'improvviso nei panni dei giustizieri spietati e in uno dei momenti meno smaglianti della nostra storia recente. Sì, proprio noi italiani, quelli che accolgono i migranti e chiedono invano all'Europa di condividere la responsabilità dell'aiuto ai profughi, quelli della burocrazia farraginosa e inefficiente che soffoca gli onesti ma non scoraggia i furbi.

Dopo l'uccisione del tunisino responsabile della strage di Berlino da parte di due poliziotti a Sesto San Giovanni, si prova una bizzarra sensazione di straniamento. È come se ci fosse stato un errore nel casting di tutta la vicenda: nella parte del poliziotto implacabile che bracca e neutralizza il terrorista internazionale, di solito sono perfetti i tedeschi, gli inglesi e soprattutto gli americani, e invece la “Polizei” ha toppato due volte, fermando lo straniero sbagliato e lasciandosi scappare il vero killer, poi neutralizzato in Italia.

Gli italiani sono quelli che salvarono la vita ai dirottatori palestinesi dell'Achille Lauro, responsabili fra l'altro dell'assassinio del passeggero americano disabile, rifiutandosi di consegnarli agli Usa in nome del diritto internazionale, gli stessi italiani che qualche anno fa hanno favorito il rapimento dell'imam Abu Omar da parte di agenti della Cia. Storie diverse in cui facciamo sempre la figura dei doppiogiochisti, che vorrebbero sempre uscirne con le mani pulite e non fare alla luce del sole la figura dei cattivi di fronte agli amici arabi. E invece l'altra notte, nei pressi della stazione di Sesto San Giovanni, il grido di «poliziotti bastardi» e subito dopo pam-pam, come nei film polizieschi tipo “Una Magnum per l’ispettore Callaghan”.

Il tunisino del resto, seppur “radicalizzato”, era prima di tutto un giovane criminale che si era messo nei guai fin da ragazzino; in questo era molto diverso dagli autori delle più recenti stragi islamiste come Nizza o San Bernardino: non l'insospettabile musulmano con famiglia e lavoro cui l'imam pazzoide fa scendere la catena, o il disoccupato estraniato nelle periferie-ghetto di Bruxelles, ma un'anima persa abituata a commettere reati, non particolarmente votato al martirio, visto che dopo il massacro del mercatino di Natale era prontamente fuggito e si era procurato armi e denaro, il che prova un vigoroso desiderio di rimanere in vita a scapito delle vite altrui, e la presenza di una rete di appoggi che con la sua morte diventerà più complicato individuare. Molto meno complicato sarà per gli islamisti individuare i poliziotti che lo hanno ucciso, visto che i loro nomi sono stati orgogliosamente divulgati dal premier e dal ministro dell'Interno. Almeno qui, nell'inadeguatezza e nella superficialità dei politici rispetto a chi rischia la vita per pochi euro, si conferma la più autentica tradizione italiana. Meno male, cominciavo a preoccuparmi.

 

© Riproduzione riservata