La prevalenza del cretino

25.09.2017 19:31

La vittoria di Luigi Di Maio alle primarie del Movimento 5 stelle è stata accompagnata da un generale sarcasmo sia nei commenti sui giornali sia sui social. L’irrisione non ha riguardato solo il fallimento delle primarie grilline (ci sono politici che con i voti di Di Maio sono stati eletti capoclasse alle superiori), ma ha messo in discussione soprattutto il profilo del nuovo leader. Il tratto che tutti hanno sottolineato deride sia l’incompetenza di Di Maio sia la sua quotidiana lotta con la sintassi e la geografia. Noi però adesso proviamo a dimenticare per un momento il signor Di Maio per ricordare come in letteratura siano state esposte diverse tesi sull’avvento di personaggi inadeguati.

Due scrittori geniali come Fruttero & Lucentini con la tesi della “prevalenza del cretino” e l’umorista Raymond Hull con la teoria “il principio di Peter”, secondo cui nelle società gerarchiche va sempre avanti il più inadeguato, hanno indagato le ragioni dell’avvento di persone senza qualità. Ovviamente Luigi Di Maio è un genio e queste considerazioni non lo riguardano, anche perché personalmente lo giudico incompetente ma non stupido. Resta tuttavia il problema generale che è questo: come può accadere che persone ritenute inadeguate ambiscano addirittura a dirigere lo Stato? Esempi storici non mancano, soprattutto in Italia. Quello che colpisce e che ormai va sotto il nome di “caso Di Maio” non riguarda solo il vertice dei Cinquestelle, dove l’incompetenza sembra essere un titolo per accedere alle cariche pubbliche, ma l’intero mondo politico. Di incompetenti e di ignoranti è pieno il sistema politico attuale in tutti i partiti, nel parlamento come nel governo, maschi e femmine. Ciò che colpisce è il loro numero e il fatto di appartenere a generazioni giovani.

Soprattutto quest’ultima constatazione fa venire in mente un giudizio tranciante che porta a dire che la rivoluzione giovanile si è rivelata un fallimento perché i suoi esponenti sono del tutto inadeguati. Sinteticamente significa che nelle nuove generazioni prevalgono persone di poca qualità. È vero? Non credo, almeno nel mondo del lavoro, dove ciascuno di noi può fare un elenco di giovani di qualità. Nei diversi settori del mondo del lavoro emergono personaggi con pochi anni e tanto talento. Fra quelli che cercano un lavoro ci sono tantissimi che hanno capacità che non riescono ad esprimere. Il dramma è nella politica, dove emergono solo giovani scarsamente capaci, pressapochisti, semi-analfabeti e presuntuosi.

Come è potuto accadere? È accaduto perché la politica ha fatto saltare tutti i criteri di selezione. Non c’è nessuna scuola, né reale né di vita, che serve a selezionare. Quello che sai o che hai imparato è del tutto irrilevante. Ciò che conta è la vicinanza ai luoghi del potere, sia del potere di governo sia del potere di opposizione. Vengono fuori così una o più generazioni di politici senza la schiena dritta, che fanno della loro incompetenza un titolo di merito. Non mi stupisce che il senatore Razzi non sappia parlare in italiano, mi stupisce che tanti “giovani politici” maltrattino il congiuntivo e non sappiano i fondamentali della storia e della geografia. E questi sono gli stessi che commentano con faccia tosta i maggiori dossier del Paese.

È del tutto evidente che con questa classe dirigente l’Italia andrà a sbattere. L’elenco degli incompetenti non ha partito né collocazione parlamentare, sono una folla sia a destra sia a sinistra. Siamo di fronte a una mutazione antropologica della politica per cui se sei competente non vai avanti, non sei prescelto, non puoi avere ambizioni di governo. Il fallimento della generazione di politici quarantenni richiede, con urgenza, una loro rottamazione. Se la politica non si libera di costoro, alla fine arriveranno gli “uomini forti” per togliere il Paese da queste mani.

Resta il dubbio se questa ultima degenerazione della politica fosse inevitabile. Non lo è. Basterebbe una vera selezione che, per quanto riguarda i partiti di sinistra, deve passare dall’esperienza concreta. La sinistra nel passato ha mandato in parlamento tanti autodidatti che però sapevano dirigere il popolo e che alla fine della loro vita erano più colti di tanti professori universitari. È il ruolo che migliora. Se il ruolo comporta la soluzione dei problemi delle persone, nascono personalità politiche modeste ma utili. Se il ruolo riguarda servire il proprio padrone o la carriera, è normale che prevalgano i cretini.

 

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