La Sindrome di Stendhal

29.06.2017 23:08

«Al Sud si va per mangiare, non per la cultura». Questa è l’ultima dichiarazione illuminante che proviene dalla mente eccelsa di Flavio Briatore. In un’intervista su Radio Capital, l’imprenditore dal pensiero irrefrenabile ha descritto il sud Italia come un percorso culinario e nulla più, negando che possa essere interessato dal turismo culturale, a suo dire del tutto inesistente.

«Io non credo che uno va in vacanza in Sicilia, Calabria, Puglia o Sardegna per la cultura, uno va in questi posti solo perché si mangia molto bene. Quelli del sud dovrebbero alzare l’asticella, altrimenti si tenessero i turisti in sacco a pelo che fanno pipì per strada», ha aggiunto serafico il businessman.

Ecco, questo abile uomo d’affari va anche oltre la fenomenologia tutta italiana, che vede il cittadino medio menare addirittura vanto del patrimonio culturale della nazione, senza averne però consapevolezza alcuna. Briatore va al di là dell’ignoranza di questo tipo, pur restandone al di qua: egli, cioè, nemmeno prende in considerazione la possibilità che la storia millenaria del Meridione, con i suoi musei e le testimonianze architettoniche a cielo aperto, dove, probabilmente, non è mai stato, possano attirare e incrementare quel turismo culturale stimato dagli esperti come la prima industria al mondo.

Tra i presupposti fondamentali di un’offerta turistica che proietta le regioni meridionali tra le mete ambite dei viaggiatori di tutto il mondo, non ci sono solo le prelibatezze gastronomiche o i paesaggi naturali. Si desidera andare al Sud soprattutto perché qui vi posero le radici civiltà madri che hanno fatto la storia dell’umanità, lasciandovi testimonianze che raggiungono le vette più alte dell’arte, dell’architettura e dell’estetica. E questo può illuminare la mente e l’animo di un australiano, un tedesco o un norvegese desiderosi di conoscenza, come una “frittura di paranza” può sollazzare il palato di un colto esteta come Flavio Briatore.

Va da sé che dopo aver visitato monumenti come il Foro di Pompei, i Templi di Paestum, la Valle dei Santuari di Agrigento, i Sassi di Matera, le Basiliche pugliesi, i Bronzi di Riace e tanto altro ancora, ci si può anche lasciare andare con piacevolezza al gusto delle tradizioni locali, assaporando “carciofi ripieni” o sorseggiando dell’aglianico di antichi vitigni provenienti dalla Tessaglia. Ma, francamente, non è certo di fronte a un piatto di “orecchiette alle cime di rape” che un turista può esser preso dalla “Sindrome di Stendhal”.

 

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