La suburra dei poveri

25.10.2015 11:33

Dopo il festival della canzone quello degli assenteisti. Dipendenti comunali di Sanremo indagati perché in orario di lavoro stavano in tutt’altre faccende affaccendati; trentacinque arrestati, una messe impietosa di riprese video con gente che arrivava a timbrare fino a dodici cartellini, segno che esiste e prospera una solidarietà della truffa. Oggi timbro io e ti copro mentre vai a fare la spesa o una remata in canoa, domani timbri tu e mi restituisci il favore. Il filmato più esilarante è quello di un vigile urbano che di buonora timbra in vestaglia e mutande e poi torna, immagino, nel letto appena lasciato. Poi interviste al sindaco, che dice «bisogna distinguere, non fare di tutta l’erba un fascio» bla, bla, bla…

Ma c’è una cosa che irrita più di tutte. Che tra questi usurpatori di pubblica fiducia ce ne saranno sicuramente molti che, nelle conversazioni al bar o nelle pause caffè (visto l’andazzo, dovevano essere molto lunghe), avranno imprecato contro il governo ladro, contro le tasse che li soffocano, contro la politica che non fa nulla per risolvere i problemi.

Molti di loro, sicuramente, saranno anche scesi in piazza a urlare la loro rabbia davanti a qualche telecamera, a dare voce e volto all’indistinto rumore di fondo di folle eternamente mugugnanti, dove la metamorfosi del “cervello” in “pancia” ha già prodotto i suoi danni.

Ma poi, per fortuna, arrivano episodi come quelli di Sanremo a rimettere un po’ in riga questo esercito di “contrari a prescindere”, di gente per la quale il caos e le ingiustizie sono solo il prodotto di chi li governa, e loro le povere vittime dall’etica adamantina stabilmente collocate dalla parte del giusto.

Il caso Sanremo aiuta a capire gli incalcolabili disastri che producono quei programmi tivù che fanno credere ai cittadini di essere sempre e comunque migliori di chi li rappresenta nelle istituzioni, che la società è pulita e la politica che la amministra è sporca e corrotta, che loro sono il bene e il male sta altrove. Quando invece ne sono esattamente lo specchio, la quintessenza della loro ruberia portata al potere, per poi linciarla esorcizzando nel sempiterno berciare la suburra che si è impadronita delle loro coscienze.

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