La tempesta perfetta

08.04.2016 18:07

Con l’inchiesta giudiziaria di Potenza, l’avvicinarsi del referendum anti-trivelle e il voto amministrativo, si sta scaricando sul governo la tempesta perfetta. Se dovesse andare male, Matteo Renzi potrà prendersela solo con se stesso. La vicenda di Potenza, sulla quale non mi sento di esprimermi perché è troppo presto, sta facendo capire, grazie alle intercettazioni pubblicate sui giornali, il clima del palazzo: uno scontro la cui violenza si spiega solo con il fatto che questo governo è esclusivamente stanza dei bottoni.

Dentro a questo verminaio di insulti e di allusioni mefitiche, ci sono quasi tutti. C’è soprattutto l’idea che al governo ci sono andate persone interessate soltanto a nomine e affari. Non sarà sicuramente così, ma il familismo clientelare, di cui il caso di Marco Carrai alla cyber security è lo scandalo più indecente, conferma che la rottamazione è servita solo contro le persone, ma non contro la cattiva politica, che invece trionfa più di prima.

Il referendum anti-trivelle continua a non avere molte possibilità di superare il quorum per la stanchezza che i cittadini hanno verso i referendum, perché per la metà degli italiani il tema non esiste, perché le opposizioni stanno facendo poco, tuttavia Renzi corre il rischio di chiamare al voto contro di lui. Le Amministrative stanno diventando il simbolo dell’autolesionismo in tutti gli schieramenti. A Napoli quel genio di De Magistris si è messo a capo dei moti di piazza contro Renzi, a Roma la destra è degna di uno spettacolo del Bagaglino, i Cinquestelle sembrano sulla cresta dell’onda, anche se Grillo e Casaleggio sono un po’ stanchini e le prime uscite televisive di Virginia Raggi fanno abbastanza pena. A contrastarla c’è il troppo mite Roberto Giachetti che il sindaco, a differenza di quel che pensa D’Alema, potrebbe anche farlo bene, ma purtroppo deve guidare una coalizione a pezzi. A Milano siamo al capolavoro del tafazzismo di sinistra. Di fronte a un minacciosissimo Stefano Parisi, l’ineffabile Giuseppe Sala si fa beccare per una casa in montagna “a sua insaputa”: una scajolata che sotto elezioni equivale a una martellata sugli zebedei. 

Tutto questo elenchetto per dire che Renzi potrebbe presto fare le valigie nella peggior condizione possibile. Se il boy-scout di Firenze fosse meno presuntuoso saprebbe vedere e sentire la straordinaria impopolarità che lo circonda, soprattutto per l’eccezionale aspettativa con cui era stato accolto. Se vuole smentire Gianni Cuperlo, che giustamente pensa che lui non sia uno statista, non si limiti a fare il bulletto con i magistrati, ma dia una ramazzata al suo governo. Troppi faccendieri lo circondano, troppi personaggi inadeguati sono accanto a lui. E poi non ho ancora capito che cosa sappia fare questo Luca Lotti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, oltre ad essere abilissimo nel costruire cordate di potere: una sorta di evoluzione renziana dell’Evangelisti andreottiano di «a fra' che te serve?». Maria Elena Boschi è purtroppo sotto un tiro volgare e maschilista, ma anche lei è poca cosa. E sono questi i pivot del renzismo. Dentro al Pd Renzi ha messo solo anime morte incapaci di far funzionare il partito, incapaci come i funzionari statali russi negli ultimi anni dello zar.

Sarò noioso, ma è tutta qui la rottamazione? Ovvero tutto questo casino per ascoltare le cose che si dicono l’uno contro l’altro i ministri? Suvvia! Renzi si deve dare una mossa, quale possa essere non lo so ma l’unica cosa chiara è che se continua così si fa male lui e soprattutto ci facciamo male noi. Gli oppositori interni al Pd stanno avendo un atteggiamento signorile nei suoi confronti e nei confronti delle disgrazie del governo. È una moratoria pre-elettorale che fa onore, purché qualcuno stia pensando a quel che bisogna fare dopo la tempesta perfetta.

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