L'albero degli zoccoli

25.06.2017 15:12

La notizia più bella non è la sindaca Virginia Raggi che, a un anno da inizio mandato, si dà un sette e mezzo in pagella che ci fa scompisciare dalle risate. La notizia più bella è la ridiscesa (anzi, la ri-ri-ridiscesa) in campo di Silvio Berlusconi, che a ottant’anni suonati si appresta a correre in quella che definisce (ma perché porre limiti alla Provvidenza?) la sua ultima campagna elettorale.

Doveva essere un segreto ma a rivelarlo ci ha pensato La Stampa spiattellando nei particolari contenuto e partecipanti di una cena in cui il Nostro ha comunicato le sue intenzioni allo stato maggiore di Forza Italia, che ha accolto le sue parole estasiato, plaudente e anche un po’ attonito di fronte al miracolo di natura che ha restituito al caro leader quel fiato e vigore che solo un anno fa il suo cuore matto sembrava aver compromessi.

Nel coro di giubilo con cui i maggiorenti azzurri hanno celebrato il ritorno dell’uomo cui devono tutto, l’unica nota stonata è quella di Giovanni Toti, governatore della Liguria, che da consigliere politico del principe si è via via trasformato nel suo più deciso oppositore. Toti, come si sa, vuole riprodurre esattamente quell’alleanza con la Lega che gli ha consentito di prendere la Regione, ma Silvio, che considera Salvini uno scriteriato senza arte né parte, guarda altrove. Dove è presto per dirlo, anche se tutti gli indizi portano sulle tracce del suo giovane imitatore di Rignano sull’Arno.

Specialista nell’inventare nomi e slogan, sono sicuro che anche stavolta il Cavaliere ci stupirà con effetti speciali. Morta da tempo immemore la Casa delle libertà (quella in cui abitava Gianfranco Fini e Umberto Bossi occupava la camera matrimoniale), venuta ormai meno l’alea propulsiva di Forza Italia, la nuova creatura si chiamerà L’Albero delle libertà. Facile indovinare chi sia il tronco, più controverso chi i rami e chi le foglie, per la cui attribuzione sarà una bella lotta tra la vecchia guardia e i millennial con cui Silvio vuole riempire le liste.

Sempre La Stampa ci informa che il nome del nuovo partito è stato familiarmente ribattezzato l’albero degli zoccoli, facendo attenzione a non storpiare il sostantivo al plurale femminile, che risulterebbe imbarazzante e stucchevolmente irriguardoso. Già pronto il programma, un trionfo dell’eterno ritorno in cui al punto uno campeggia il meno tasse per tutti di lontana e fortunata memoria, e le date di un tour che lo porterà sin da subito a girare le piazze, con il tradizionale incipit televisivo nel salotto di Porta a Porta.

Così, con un micidiale uno-due con cui al Silvio animalista è seguito il Silvio erborista, il nostro si intesta perentorio la guida del centrodestra convinto di riportarlo alla vittoria. C’è solo un piccolo inconveniente: lui, vittima della legge Severino, non si potrebbe candidare. Ma questa è una quisquilia, perché nei manifesti il suo nome campeggerà a caratteri cubitali in calce al simbolo, in barba alla sua inagibilità politica, sperando nel frattempo sulla clemenza della Corte; non quella Divina, che gli è stata sempre benevola, ma quella di Strasburgo.

 

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