Le badanti di Silvio

29.06.2016 18:52

Agamennone è ancora vivo. Anche perché ad aprirgli il petto non è stata la malvagia Clitennestra ma un cardiochirurgo del San Raffaele. E poi il lutto non si addice alla primogenita Elettra, se Elettra si chiama Marina Berlusconi e il suo obiettivo non è eliminare una madre infedele e assassina ma un intero gineceo che ha rischiato di condurre il padre alla tomba, sottoponendolo a sforzi eccessivi.

Dopo l'investitura alla Mondadori, finora onorata con grande capacità e ottimi risultati, si direbbe che la primogenita di Silvio stia accelerando i tempi per prendersi anche quella politica che già da qualche anno le è stata promessa dal padre. Tra i cinque figli lei è la prescelta, la più adatta a ereditare la signoria politica chiamata Forza Italia, fondata da Silvio più di vent’anni fa come partito-azienda o come azienda-partito, l'osmosi fra le due sfere era talmente reciproca che non si è mai capito bene se è nata prima Mediaset o Forza Italia così come ci si domanda se è nato prima l'uovo o la gallina.

Se e quando (il se sta sfumando rapidamente nel quando) Marina prenderà ufficialmente le redini del partito paterno, al suo vertice si realizzerà la fusione di maschile e femminile, oggi ancora rappresentati separatamente dal leader e dal suo discusso cerchio rosa. Non ci sarà più bisogno di un capo circondato da donne, perché donna e capo saranno riunite nella stessa persona, una donna con la faccia uguale a quella del capo e qualità imprenditoriali quasi come le sue. E dico quasi solo perché le doti necessarie a fondare un impero non sono le stesse che servono a conservarlo. Ecco perché Marina comincia a prepararsi il terreno spazzando via il triumvirato femminile che nei fatti reggeva Forza Italia e ora rappresenta la squadra di badanti di Silvio: la senatrice Mariarosaria Rossi, Deborah Bergamini e la meno nota Alessia Ardesi, l’addetta stampa di Francesca Pascale, l'Isabelita Peròn del Vesuvio.

Ma nessuna figlia con la testa sulle spalle lascerebbe il proprio anziano padre in mano a tre badanti bionde, taglia 40 e tacco 12, dotate di un certo caratterino e per di più amiche per la pelle della fidanzatina di papà. Ed ecco che nel più puro stile del potere femminile tradizionale, Marina fa fuori lo stato maggiore di Forza Italia con l'aria della figliola attenta e premurosa che licenzia le irresponsabili badanti perché invece di portare papà al parco, dargli il brodino e metterlo a letto, lo hanno iscritto alla maratona di New York. Ma tanta premura potrebbe tradursi nel più classico degli autogol. In quel meraviglioso romanzo scritto più di un secolo e mezzo fa, intitolato La fiera della vanità, troviamo proprio un episodio simile: c'è la vecchia zia Matilde, ricchissima e libertina, ora fiaccata dalla malattia, al cui capezzale sta una giovane e bella badante che le allunga i cicchetti e le legge romanzi sexy. Preoccupata di perdere l'eredità, le piomba in casa una nipote arcigna che caccia via la ragazza e gestisce la malata con pugno di ferro, orari rigidi e dieta calibrata. La zia regge un mese, poi dà fuori di matto, sbatte fuori la nipote e si riprende le sue libertà e i suoi vizi.

Strappato dalle braccia di Mariarosaria, Deborah e Alessia e affidato a seriosi uomini-azienda scelti da Marina, che sono Gianni Letta e Niccolò Ghedini, Silvio potrebbe imitare zia Matilde, ovvero rompersi i coglioni e mandare tutti a quel paese. Dopo tanti milioni spesi per non andare in galera, proprio il sangue del suo sangue dovrebbe farlo vivere da prigioniero? Ma non diciamo stronzate. Al diavolo i brodini, gli orari rigidi e le badanti che assomigliano a Rosy Bindi. Se Marina calca troppo la mano, la prossima cosa che vedremo su quel balcone del San Raffaele non sarà Francesca che piange ma Silvio che evade calandosi con le lenzuola.

 

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