Le donne dimenticate

11.01.2016 17:26

Vent’anni fa – la legge passò solo nel 1996 - in Italia lo stupro era considerato un reato contro la morale e non contro la persona.  Eravamo già in piena era digitale e nel nostro Paese violentare una donna non era una violenza contro un essere umano, ma contro un astratto sistema di valori, proprio come nei paesi teocratici. Tutto quel che riguarda l'inviolabilità fisica e sessuale delle persone di sesso femminile (scusate se non uso il solito «corpo delle donne», una locuzione che personalmente reputo ormai tanto banalizzata da incarnare perfettamente il pathos linguistico dei nostri media) tende a rappresentare sempre altro, e quindi, alla notizia delle molestie sessuali di massa consumatesi nel centro di Colonia la notte di San Silvestro, il primo pensiero dei benpensanti di destra è stato «ecco cosa succede a riempire un paese di rifugiati», mentre il primo pensiero dei benpensanti di sinistra è stato «ecco, ora tutti daranno la colpa ai rifugiati».

Forse solo il secondo o terzo pensiero, per entrambe le categorie, è stato di solidarietà e d’indignazione per le tante donne aggredite, derubate e oggetto di umiliazioni e di violenze sessuali di vario tipo, mentre festeggiavano l'arrivo dell'anno nuovo sentendosi sicure nella loro città. Donne di varie età, ma tutte nate nello scorcio di modernità occidentale in cui alle donne si riconosce il diritto di andare in giro da sole, anche di notte, e una ragazza che va a passeggio in piazza senza accompagnatore dopo le nove di sera non indossa un invisibile cartello «saltatemi pure addosso, sto andando in cerca di guai». Che i responsabili delle violenze fossero soprattutto migranti sembra accertato, ma non era una specie di piano libidinoso architettato nei centri di accoglienza, com'è stato presentato da alcuni mezzi d'informazione; il branco si è coagulato estemporaneamente, anche grazie all'alcool, intorno alla stazione di Colonia, dove da tempo stazionavano gruppi di teppisti stranieri - migranti - responsabili di scippi e furti nei negozi e nelle strade circostanti, e sicuramente anche di occasionali molestie e violenze contro le donne, esattamente come succede intorno alle stazioni di tutto il mondo. Un po' più di polizia al momento giusto e la vergogna di Colonia non ci sarebbe stata, o sarebbe rimasta nei limiti di quel che succede durante un Capodanno in una grande città. Ma restiamo sul punto, la violenza: nessun uomo ha il diritto di mettere le mani addosso a una donna. Il fatto che un individuo provenga da un Paese dove le donne non hanno diritti, che sia sessualmente represso fin dalla nascita, che sia venuto in Europa insieme ad altri maschi giovani come lui con il testosterone a mille, eccetera eccetera, non è una giustificazione. Forse è solo perché nessuno gli ha insegnato a farsi le pippe come si deve, e questo potrebbe essere un tipo di formazione anti-violenza a cui gli operatori umanitari dovrebbero provvedere. E se ci sono un sacco d’imbecilli che lo odiano per il solo fatto che è un migrante e musulmano, questo fatto non può essere compensato con la comprensione ipocrita.

Qualche giornale ha parlato di «stupri di massa», parole pesanti e dolorose, soprattutto in Germania, dove settant’anni fa ci fu davvero, durante l'occupazione sovietica, il più grande fenomeno di stupro di massa della storia, con milioni (avete capito bene) di donne tedesche, anche anziane e bambine, ripetutamente violentate, a volte fino alla morte. La Germania di oggi, superando quell’indicibile ferita collettiva, quella sanguinante umiliazione, ha aperto le porte ai migranti dando lezioni di coraggio agli evoluti Paesi scandinavi, quindi misuriamo le parole e togliamoci il cappello.

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