Le tagliatelle di nonna Pina

11.08.2015 16:28

Il sedicenne stroncato dall’extasy al Cocoricò di Rimini qualche giorno fa, riapre l’ennesimo e inutile dibattito. Ma alla fine queste discussioni sono come le partitelle che si fanno in spiaggia, ci si divide in due squadre, si definiscono le porte alla bell'e meglio e si comincia a giocare fino all’ora dell'aperitivo, poi tutti se ne vanno alla spicciolata perché hanno di meglio da fare, fino alla prossima partitella.

L'ennesima polemica sullo sballo in discoteca funziona più o meno così, e queste vacue partitelle di retorica le sento da quando avevo la stessa età del povero ragazzo.

Sul vecchio Corriere dei Piccoli, Cocoricò era il capitano ciccione tutore di Bibì e Bibò, ma siccome era la traduzione di un fumetto tedesco, nell'originale si chiamava Captain Katzenjammer, che significa letteralmente «postumi di una sbronza».

Allora ho pensato che Cocoricò è il nome perfetto per il tempio dello sballo e i postumi della sbronza li smaltiscono all'alba Bibì e Bibò stesi nel parcheggio. Ma i terribili fratellini si rialzano sempre, anche dopo le avventure più spericolate, perché sono personaggi di un fumetto, mentre i nostri figli no.

Una pillola sbagliata, un cuore fragile e li perdiamo, a sedici anni, com'è successo al povero Lamberto. E allora giù a chiedere più controlli. «Controlli» è la parola magica. Li invocano padri e madri, che nella vita quotidiana i controlli cercano di eluderli quando possono, che siano dell'autovelox o del divieto di fumare, ma sognano per i figli discoteche presidiate da poliziotti, cani antidroga e telecamere potentissime in grado di sgamare pillole microscopiche, tutte cose che se ci fossero state quando in discoteca ci andavano loro sarebbero finiti nei guai un sabato sera sì e l'altro pure.

Un altro ritornello ipocrita è «prevenzione», anzi, «cultura della prevenzione». Che cosa significhi, oltre a mandare esperti e poliziotti nelle scuole a rivelare a scolaresche annoiate che la droga fa male (ma va, questa non l’ho mai sentita), non si sa.

E quanta tenerezza sentire celebri e attempati dee-jay assicurare candidi e virtuosi «ragazzi, per lo sballo basta la buona musica», come se i soldi li avessero fatti lavorando nelle festicciole dei centri per l'infanzia mixando «Le tagliatelle di nonna Pina».

La baby-dance nei centri per l'infanzia potrebbe essere davvero l'ultima frontiera per i maghi della consolle, se passasse il disegno di legge presentato dall'ineffabile Giovanardi, che vieta agli under-18 l'ingresso nei locali che aprono dopo la mezzanotte, facendo felici moltissimi genitori non tanto perché così salvano i figli dall'ecstasy, ma si risparmiano notti in bianco in auto per andare a recuperare il fanciullo nottambulo alle quattro di notte in una discoteca in mezzo al nulla.

Intanto il Cocoricò brutto e cattivo è stato chiuso, così impara, ma da quello che si legge nelle cronache, sembra che il «popolo della notte», come si chiamava ai miei tempi, si sia semplicemente spostato in un’altra discoteca a cinquecento metri di distanza.

E così le angosce dei genitori di adolescenti continuano implacabili: come proteggere i nostri bambini dalle pasticche cattive e dalle cattive compagnie?

Ma la domanda da porsi è un’altra: come possiamo rassegnarci al fatto che l'adolescenza è fisiologicamente l'età delle cazzate, dell'incapacità di calcolare il rischio e del vaffanculo ai controlli? E anche se abbiamo sempre avuto un apertissimo dialogo con i nostri figli e li abbiamo edotti su tutti i possibili pericoli legati a droga, alcool e sesso non protetto, questo non metterà al sicuro né loro né noi.

Basta una sera, un'ora, un minuto. È così dai tempi lontani delle fiabe: hai voglia che il padre della Bella Addormentata chiude la figlia in una torre inaccessibile: a sedici anni, se nel raggio di dieci chilometri c'è qualcosa con cui puoi farti del male, la trovi.

Quando mio figlio stava attraversando il tunnel dell’adolescenza, speravo soltanto che l'esempio e le parole assorbite potevano servire a qualcosa, e allora ho incrociato le dita e l’ho aspettato alla fine della galleria, sperando che ne uscisse senza troppe ammaccature.