Le tentazioni di Camillo

20.04.2015 22:09

Molti di voi ricorderanno Le tentazioni di Antonio, lo strepitoso episodio del film di Federico Fellini Boccaccio '70, in cui Peppino De Filippo, nei panni di un nevrotico paladino della morale, lotta contro un enorme cartellone pubblicitario in cui campeggia l'opulenta e sensuale Anita Ekberg.

La storia di cui vi voglio parlare si potrebbe intitolare Le tentazioni di Camillo, perché ha come protagonista Camillo Langone, opinionista del quotidiano Il Foglio e noto per la sua teoria secondo cui la crisi demografica è per colpa delle donne che studiano troppo.

La sua Anita Ekberg non è una bionda scosciata che occhieggia da un manifesto, ma una donnina asciutta e con la zazzera antigravitazionale di Samantha Cristoforetti, l'astronauta italiana che da qualche mese è un succedaneo laico della Madonna di Medjugorje, appare spesso e puntualmente, soprattutto a Matteo Renzi e a Fabio Fazio, twittando le sue visioni celesti e comunicando messaggi pieni di scientifico buon senso.

Miracoli non ne ha ancora fatti ma non le serve, perché già il fatto che una donna italiana, ingegnera e colonnella dell'Aeronautica (va bene così, signora Boldrini?) sia andata nello spazio ha del miracoloso.

Per sottolineare quello scandalo che distoglie le giovani dalla loro vocazione di angeli del focolare e indefesse procreatrici di nuovi italiani, Camillo ha scritto un corsivetto al peperoncino sul suo giornale in cui addita Samantha come cattivo esempio. Non solo lei, ma implicitamente anche i suoi genitori, ai quali imputa di averle dato un nome «adespoto» (non scomodatevi a prendere il dizionario, significa senza una chiara origine) e reso famoso da una serie televisiva che aveva per protagonista una strega; a questo punto, viste le premesse, ho subito pensato che è già molto che sia volata in cielo con un'astronave e non a cavallo di una scopa.

Camillo dice pure che il nome Samantha non è presente nel calendario e quindi non fa parte della tradizione onomastica italiana. Ma che vai dicendo, Camillo, l'astronauta il santo nel calendario ce l'ha già nel cognome – Cristoforetti – che deriva da san Cristoforo, che va invocato in caso di pestilenze e uragani; se invece vi brucia la casa dovete cambiare santo e rivolgervi a sant'Eustachio, mentre se avete i brufoli dovete raccomandarvi a san Giorgio. Eppoi è meglio avere un santo nel cognome che nel nome, perché un santo nel cognome si tramanda di padre in figlio e collega le generazioni molto più di un nome individuale.

Uno che ha un cognome come Langone, la cui origine è molto incerta ma sicuramente laica, deve per forza compensarlo con un nome da calendario come Camillo, che sia in onore di san Camillo patrono degli infermieri o del pugnace parroco di Guareschi.

E poi, caro Langone, se il prete che all’epoca ha battezzato Samantha non ha detto niente, perché vuoi impicciarti tu che prete non sei? Non mi sembra un’azione da buon cristiano.

Ma il corsivetto langoniano m’istilla il sospetto di non avere a che fare con un bigotto sessista completamente privo di senso dell'umorismo ma, al contrario, con un autentico genio della beffa.

Langone afferma che è sbagliato portare come esempio un'astronauta (signora Boldrini, la parola può essere usata sia al maschile che al femminile), ossia una donna che per lungo tempo vive lontanissima dal proprio uomo, quando sappiamo che la causa principale del declino economico è il calo demografico. La teoria di Langone non fa una piega, perché se una donna studia e vuol far carriera restando sulla terra, la possibilità d’ingravidarla è abbastanza alta; ma se questa se ne va fra le stelle, gli spermatozoi per raggiungerla devono avere una gittata decisamente fuori misura perfino per il Barone di Munchausen.

Se Camillo vuole incoraggiare le donne a fare più bambini, portare l’esempio di Samantha serve a poco, perché sei mesi trascorsi in clausura con quattro astronauti nerboruti facilita il concepimento di un bambino molto più che nel poco tempo che una coppia normale riesce a passare in intimità.

Come d’altronde serve a poco le cose troppo eclatanti, come quella mamma di sedici figli (e ancora di più l’intronato marito) che abbiamo visto a Sanremo e che ha rappresentato il primo testimonial cattolico della storia a favore della contraccezione. Ma forse Langone si sta solo divertendo alle nostre spalle, perché se pensasse davvero quel che scrive probabilmente sarebbe già stato malmenato dalle giornaliste del Foglio e forse anche da alcuni giornalisti uomini. Sa benissimo che con queste uscite i lettori s’incazzano come pantere, e non solo le donne, e non solo quelli che di Samantha Cristoforetti ne hanno le palle piene.

Noi ci arrabbiamo perché siamo arretrati, ottusi e soprattutto – come diceva Montale – facciamo parte della razza di chi rimane a terra. Non mi permetto di giudicare le qualità giornalistiche di Langone, ma come umorista credo che ascenda ad altezze talmente vertiginose e stellari da rappresentare il Cristoforetti della comicità.