Le uniche risate possibili nell'America di oggi

03.02.2017 13:45

All’indomani della vittoria di Donald Trump i comici americani si fregavano le mani, avevano creduto anche loro alla fola del leader grottesco come miniera inesauribile di spunti satirici su cui vivere di rendita per anni. Invece si sono resi conto ben presto di quanto è difficile parlare del neopresidente Usa in un modo che sia allo stesso tempo esilarante e profondo, e soprattutto che sappia toccare le corde giuste nel pubblico. È così facile sfotterlo che è difficile farlo in modo intelligente.

I comici americani si trovano di fronte al dilemma se attaccare apertamente Trump rischiando di deludere il pubblico, oppure ignorarlo lasciando gli spettatori ugualmente delusi. Ma quando le battute anti-Trump arrivano, i comici avvertono nell'audience una specie di sconcerto che sottintende una domanda: «Possiamo ridere di tutto questo?». Quando passano in tivù immagini di Adolf Hitler e Benito Mussolini durante i loro comizi, molti ragazzi di oggi si chiedono come sia stato possibile prendere sul serio le isterie di un clown con i baffetti e i proclami di un mascherone con gli occhi a palla. Charlie Chaplin la pensava così già all'epoca, tanto che li trasformò in geniali macchiette nel “Grande dittatore”.

All'indomani dell'ascesa al potere di Hitler, esattamente ottantaquattro anni fa, il Führer era il massimo soggetto che la sua epoca poteva offrire a un comico, ma poteva essere il soggetto di una tragedia o di una farsa? Il dilemma è irrisolto ancora oggi, e lo è rimasto - si parva licet - con Berlusconi e a quanto pare lo è ancora oggi con Trump. I dittatori, o gli aspiranti autocrati, che portino una divisa o una giacca blu con cravatta rossa sono sempre ridicoli in quanto esagerati, nell'aspetto, nel linguaggio, negli atteggiamenti. E da che mondo è mondo l'esagerazione fa ridere, tant'è vero che Ettore Petrolini, per prendere in giro Mussolini, indossava i panni di Nerone e si capiva benissimo dove voleva andare a parare.

Proprio per questo è difficile mettere in caricatura Trump e simili: fanno tutto da soli e meglio di chiunque altro. E la satira gli rimbalza addosso, sanno bene che alla gente che li ama e li vota non frega niente della «giusta misura» che essi sfidano con il loro comportamento. Altro che giusta, è solo un'untuosa trappola dell'establishment che opprime i cittadini e li mette dopo gli stranieri. Così era visto il Senato ai tempi di Nerone, la borghesia negli Anni 30, la sinistra politicamente corretta e triste nei tempi di Berlusconi e Trump. Prenderli in giro non serve a nulla e alla lunga non produce nemmeno buon materiale, al massimo virtuosistiche variazioni sul tema che perdono ogni efficacia satirica e fanno ridere solo se il comico è un mostro di bravura come Maurizio Crozza.

Quando vinse Trump, sul palco di un club di New York una donna disse: «Sarà molto peggio che con Bush, ma protestare è roba da giovani, io ormai ho l'età della pensione». La battuta suscitò risate compulsive e un po' preoccupate, le uniche risate possibili nell'America di oggi.

 

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