L'ovulo di Colombo

25.10.2014 14:06

A pochi giorni dal Columbus Day, gli Stati Uniti ci insegnano che la soluzione dell'eterno dilemma delle donne che lavorano - carriera o maternità? - non è costruire più asili ma più frigoriferi. Come quelli in cui la grande azienda Apple propone di conservare (a sue spese) gli ovuli delle dipendenti che vogliono posticipare il momento di avere un figlio per dedicare gli anni giovanili al lavoro a tempo pieno.

Proprio quello che fanno le loro ovaie, che raggiungono il top della produttività a ventisei anni e già a quaranta non solo battono la fiacca ma allentano pure il controllo-qualità, aumentando i rischi di aborti spontanei e malformazioni.

Con una ventina di ovuli surgelati al momento giusto, il futuro riproduttivo dell'aspirante manager è garantito. E pure quello del nascituro, che anziché una madre senza rughe ma schizzata perché la collega senza figli viene promossa prima di lei, e stressata perché si deve svegliare un'ora prima per auto-mungersi col tiralatte da lasciare alla baby-sitter (il cui costo le rosicchia buona parte dello stipendio), si ritroverà cullato da un'alta dirigente realizzata, soddisfatta di sé e con una busta paga più pesante di tutta la famiglia di Peppa Pig messa insieme, nonché provvista di un terzo o quarto marito che al tempo del congelamento degli ovuli frequentava le elementari. Oppure senza marito, ma chi se ne frega, in un Paese in cui quattro donne su dieci mantengono da sole la famiglia e una madre su quattro è single.

Per l'azienda Apple, niente più dirigenti che scompaiono per mesi e poi tornano a mezzo servizio per lamentarsi di com'è duro conciliare le due cose e come sono cattivi i datori di lavoro e come sarebbe bello vivere in Scandinavia. 

E' vero che un asilo interno costerebbe molto meno del congelamento di tutti gli ovuli delle dipendenti, ma i bambini fanno casino, le mamme si distraggono e poi insomma, quell'odorino stagnante di pannolini sporchi ti fa sentire poco hungry e troppo fool.

Mentre in Italia si dibatte sul Tfr in busta paga, negli Stati Uniti l'argomento del giorno è l'Ofr (ovulazione di fine rapporto), rappresentata dai gameti trattenuti dal datore di lavoro e da versare alla lavoratrice alla conclusione della carriera. 

Starà poi a lei decidere come gestirli: se usarli subito per garantirsi una discendenza, investirli in una banca dell'ovulo oppure regalarne qualcuno alla migliore amica che, lavorando in un'azienda che non offriva alle dipendenti il benefit della crioconservazione, ha dovuto rimandare il concepimento del primo figlio e ora non ci riesce più.

In America c'è chi trova questa soluzione-Findus molto pragmatica e a favore delle donne, ma c’è anche chi è dubbioso e la considera una sorta di dichiarazione implicita, da parte dell'azienda, che le lavoratrici che rimangono incinte sotto i trentacinque anni possono dire addio alla carriera.

Ci sono Paesi come Svezia, Norvegia e Danimarca, che anziché surgelare e licenziare hanno preferito una condivisione dei compiti fra genitori e una vera politica a sostegno della famiglia, che permette al 72% delle donne di lavorare e mettere al mondo almeno due o tre figli prima dei trent'anni. 

Ma siamo sicuri che basti l'ovulo di Colombo a infrangere il famigerato soffitto di cristallo che impedisce alle donne americane di raggiungere le vette professionali finora prerogativa dei maschi e fa sì che solo il 5% delle principali aziende Usa abbiano un amministratore delegato donna (vi risparmio i dati italiani per non spaventarvi)?

Il gamete congelato fresco (sempre ammesso che il frigo funzioni perfettamente e ininterrottamente per oltre un decennio) non assicura di per sé il successo nella gravidanza, e neppure rinunciare ai figli in giovane età assicura di per sé il successo nel lavoro. 

La perfetta conciliazione tra famiglia e carriera, è riuscita finora solo a una certa Martine Rothblatt, i cui quattro figli nati da un matrimonio trentennale non hanno impedito di diventare la manager più pagata d'America e una delle più pagate al mondo.

Il suo segreto? Fino al 1994, quando ha cambiato sesso, era un uomo, e i bambini li ha partoriti e allevati sua moglie.