L'ultima bischerata

14.05.2014 13:15

Leggendo quel terribile fatto di cronaca in cui l’idraulico Riccardo Viti ha crocefisso e ucciso una prostituta, mi è venuto in mente l’altro mostro di Firenze, quel Pietro Pacciani che ha riempito le cronache diversi anni fa.

Uno agricoltore e l'altro idraulico, entrambi cresciuti in uno scrigno di capolavori, i due mostri di Firenze sono una doppia smentita a chi sostiene che il sano lavoro manuale, il contatto con la terra e la contemplazione quotidiana dell'arte, purifichino l'anima e anzi siano gli unici antidoti alle storture dell'istinto della mente umana.

Il cinquantacinquenne Viti poi, reo confesso dell'omicidio della donna crocefissa e di una decina di casi di sevizie analoghe, sfata anche il mito del serial killer frutto di una famiglia disfunzionale: la mamma non è vedova e nemmeno mummificata come quella in Psycho, ma viva, vegeta e per di più felicemente sposata, perché c'è anche un Viti padre, un uomo onesto e ligio al dovere.

C'è perfino una fidanzata, anche se il Riccardo vive ancora con i genitori, come hanno malignamente enfatizzato i media, ma se ogni ultracinquantenne che vive con mamma e papà è un potenziale mostro, dio ci salvi (e salvi soprattutto le prostitute) dai milioni di mostri che fra vent’anni si aggireranno nel nostro Paese, visti i bamboccioni trentenni turbo precari di oggi che non hanno alcuna speranza di metter su casa e famiglia, a meno che le banche non accettino di erogare mutui a chi ha alle spalle almeno dieci stage gratuiti.

Quello che mi preoccupa è semmai la qualifica professionale di Viti, idraulico, mestiere cui tutti, almeno a parole, indirizzeremmo volentieri i nostri figli, e che a quanto pare non è garanzia di agio materiale e serenità, e nemmeno di soddisfazione sessuale, a dispetto del mito consolidato in barzellette da caserma e film pecorecci.

A giudicare dalle foto, Viti non ha certo il fisico dell'idraulico sexy e anche oggi che, stando alle statistiche, un matrimonio su tre è senza sesso, non è facile incontrare una casalinga così sensorialmente deprivata da trovare attraente un bassotto pelato e panciuto, a meno che non possieda televisioni, squadre di calcio e almeno una dozzina di ville fra Italia e Caraibi, a quel punto diventerebbe se non altro “un tipo”.

Ancora una volta la cronaca ci sbatte in faccia una verità difficile da accettare: i mostri sono fra noi.

Non sono rifiuti della società venuti da contesti familiari degradati o da bidonville pullulanti di vizi, ma fidanzati, vicini di casa, tecnici insospettabili che vengono ad aggiustarci il lavandino intasato e magari rilasciano pure regolare fattura.

Brave persone dall'aspetto «bonaccione e distinto», come i testimoni hanno descritto Riccardo Viti, che nel tempo libero si dedicano a legare e straziare donne vulnerabili e indifese fino a ucciderle, o probi padri di famiglia che coltivano il gusto segreto per la profanazione facendo sesso con prostitute minorenni in uno scantinato dei Parioli.

Episodi come questi ci fanno capire tutta la nera ambiguità della prostituzione. Ai laici non moralisti, o semplicemente pragmatici, piace pensare che il sesso possa essere una merce come un'altra, vendibile e comprabile fra persone consenzienti attraverso una transazione, una prestazione professionale equiparabile all'intervento di un idraulico.

In molti Paesi è così, almeno dal punto di vista fiscale e legale, ma in realtà il cliente molto spesso non vuole comprare una prestazione sessuale da una persona, ma rendere quella persona un oggetto comprandola, e farne quel che gli pare.

E’ più facile convincersene quando la persona che si vende è povera, sola, vulnerabile fisicamente e isolata socialmente come l’ultima vittima di Viti, il quale sostiene di non aver voluto uccidere quella giovane immigrata, madre di due figli piccoli, che viveva ai margini della società, come non aveva voluto la morte di altre nove prostitute cui aveva riservato lo stesso trattamento, lasciandole crocefisse e malconce finché si erano liberate da sole o con l'aiuto di passanti.

Quando fa queste affermazioni probabilmente è sincero, perché per lui non erano persone ma cose, e le cose non vivono e non muoiono, al massimo si deteriorano, anzi, il suo piacere consisteva proprio nel deteriorarle, e quando si sono deteriorate si buttano o si rimpiazzano, cosa che all'idraulico aguzzino è riuscita molte, troppe volte, fino a quest'ultima «bischerata», come lui l'ha definita .

Torturare a morte una donna è una «bischerata», come partecipare a efferati assassinii seriali a Scandicci era essere «compagni di merende», simpatiche locuzioni per minimizzare realtà agghiaccianti. Che sia il dialetto fiorentino il vero mostro di Firenze?