L'ultimo grandioso monumento alla politica

27.04.2014 21:03

Osservando Marco Pannella, mi convinco sempre di più che  dev'essere stato costruito dagli antichi Romani.

Solo loro erano in grado di realizzare opere che potevano sfidare gli insulti del tempo e degli uomini e di intimidirci con l'ombra della loro grandezza, anche quando sono ridotte a imponenti rovine.

Prendiamo ad esempio il Colosseo, il quale nacque come uno splendente e sfacciato luogo di divertimento, sede di spettacoli e giochi per il crudele piacere dei Quiriti, e oggi è un immenso e silenzioso rudere cui i secoli hanno rubato pietre e fasto, ma che incute ancora soggezione ed è simbolo di una potenza non più raggiungibile neppure dal più ricco e influente dei Paesi, e oggi incute rispetto anche a un potente come Barack Obama e perfino ai cristiani, per i quali un tempo era l'emblema della persecuzione pagana.

Il Colosseo assomiglia un po’ a Pannella. Da giovane era uno spettacolo, anzi, il primo politico-spettacolo.

Fece del suo corpo (abbastanza aitante per un politico italiano di quell’epoca) un'arena in cui combatteva come un gladiatore contro la fame e la sete, in nome di diritti che in Italia erano ancora negati (obiezione di coscienza, divorzio, aborto, legalizzazione delle droghe leggere), disposto a lottare fino allo sfinimento, testardamente, affinché il pollice dell'opinione pubblica puntasse verso l'alto, non tanto per salvare la sua vita ma gli ideali in cui credeva.

Nessun politico al mondo, probabilmente, ha usurato il proprio fisico a lungo quanto il leader radicale, e in tanti modi, leciti e illeciti: l'unico termine di paragone vivente quanto a eccesso di eccessi è una rockstar come Mick Jagger, peraltro di una decina d’anni più giovane. 

La vera differenza è che Mick Jagger da almeno vent’anni fa una vita morigerata e salutista, niente fumo né alcool né (almeno ufficialmente) stupefacenti, mentre Marco i suoi vizi se li tiene tutti e li sfoggia orgogliosamente, come il sigaro toscano che fuma ostentatamente dopo i by-pass aorto coronarici e la recente operazione all'aorta addominale.

Ma il vizio supremo di Giacinto Pannella detto Marco, è quello di fregarsene di quel che dicono gli altri e continuare a combattere (a ottantatré anni) come un gladiatore, tanto più temerario quanto più fragile e disarmato, contro l'ingiustizia. E siccome una delle ingiustizie più colossali, sottolineata da tempo anche dal Presidente della Repubblica, è la condizione dei detenuti nelle carceri italiane, a poche ore dall'intervento chirurgico ha ripreso lo sciopero della sete (interrotto solo dopo la telefonata di papa Francesco) per protestare contro questo orrore.

Pannella è sempre Pannella, come il Colosseo è sempre il Colosseo: un monumento un po' indebolito e smozzicato dagli anni ma di una tempra e di una sostanza nettamente superiore a quasi tutto quel che è stato costruito dopo, e che nessuno, al di là dello schieramento cui appartiene, può fare a meno di ammirare, se non addirittura di amare.

Durante il suo ricovero gli sono arrivati auguri e dichiarazioni di affetto da parte di tutti i partiti politici, destra e sinistra senza distinzione sono accorse al suo capezzale, il che sicuramente gli avrà fatto piacere ma, nello stesso tempo, anche fatto girare un po' le scatole: tanti bigliettini fanno piacere, ma qualche provvedimento concreto per alleviare i disagi dei carcerati sarebbe stato meglio.

Oggi perfino i cristiani, di cui negli Anni 70 Pannella sfidava le istituzioni più sacre scuotendo la criniera leonina, non ne hanno più paura e provano quasi tenerezza per quel vegliardo dall'aspetto molto più santo di quello di tanti prelati dalla condotta irreprensibile.

E perfino la sinistra gli perdona iniziative, che più che operazioni politiche erano opere d'arte contemporanea (le interviste televisive col bavaglio, la candidatura di Cicciolina, il patronato del “partito degli inquisiti” nel 1994, l'avvio della carriera di Daniele Capezzone) rendendosi conto che è stato lui, il gladiatore Marco Giacinto alias Pannella, a rendere più civile, libero e moderno questo Paese, dove il Pci era tentato di fare «pollice verso» al divorzio e non voleva urtare troppo il mondo cattolico sui temi della vita (in nome del «collegamento fra le avanguardie operaie, contadine e studentesche e le grandi masse popolari, in particolare cattoliche»).

Sarebbe quindi opportuno che il piddino ministro Dario Franceschini, che ha condotto Obama in giro per il Colosseo, si occupasse anche della preservazione di Marco Pannella, anello mancante fra Gandhi e D'Annunzio, ma soprattutto l’ultimo e grandioso monumento alla politica, quella più nobile e spettacolare.