L'unico bagliore di realtà

23.12.2016 19:04

Prima c’erano i “bamboccioni”, poi i “choosy”, poi gli “sfigati” e infine i nostalgici della “monotonia” del posto fisso. E allora poteva Giuliano Poletti non dare il suo contributo alla lista di offese governative ai giovani disoccupati? Certo che no. E così il ministro del Lavoro, davanti alla fuga di oltre centomila giovani all'estero, ha commentato in modo sprezzante che «questo Paese non soffrirà a non averli più tra i piedi». Inutili le scuse per l'espressione fuori luogo, soprattutto davanti a una disoccupazione giovanile al 36%, al neo schiavismo dei voucheristi e all'aumento della precarietà effetto del Jobs Act.

Il figlio di Poletti, invece, è uno di quei giovani (nel senso italico del termine, visto che di anni ne ha quarantadue e ancora sta lottando per conseguire la laurea) che hanno deciso di restare in patria. E dire che l'ex sottosegretario Martone lo avrebbe definito uno “sfigato”, visto che è sensibilmente fuori corso («Se non sei ancora laureato a ventotto anni, sei uno sfigato» disse). Chissà poi cosa ne pensa il padre, visto che lo scorso anno cadde in un'altra boutade impopolare sui fuori corso: «Prendere 110 e lode a ventotto anni non serve a un fico, è meglio prendere 97 a ventuno» disse agli studenti durante un orientamento sul lavoro. Una giustificazione, però, Poletti figlio ce l'ha: in questi anni si è dedicato al lavoro e alla famiglia, dato che dirige il settimanale SetteSereQui diffuso con una tiratura di 5000 copie in tre città della Romagna. Il giornale ha ottenuto oltre 500.000 euro di contributi pubblici in tre anni (chi scrive ne dirigeva uno con 4000 copie di tiratura e in tre anni avrà ricevuto sì e no un paio di pieni di benzina). Ma lui, ha assicurato, guadagna soltanto 1.800 euro al mese, quindi cercate di capirlo, da quelle parti la vita è molto cara.

Ma Poletti non è il solo ad avere preso di mira i giovani. Si prenda per esempio l'ex premier Mario Monti che definì “monotono” il posto fisso. «I giovani devono abituarsi all'idea di non avere più il posto fisso a vita: è una grande monotonia» disse. E infatti suo figlio di lavori ne ha cambiati parecchi, sempre fissi e molto ben remunerati.

Dai “monotoni” ai “choosy” il passo è breve. Anche Elsa Fornero, ministro del Lavoro nel governo Monti, invitò a smettere di cercare un posto a tempo indeterminato: «Il lavoro fisso? Un’illusione. Non bisogna mai essere troppo "choosy" (schizzinosi), meglio prendere la prima offerta e poi vedere da dentro e non aspettare il posto ideale» disse. Però sua figlia deve essere stata fortunata, poiché è professoressa alla facoltà di Medicina dell'Università di Torino, la stessa in cui insegnano i suoi genitori. Per sconfiggere la “monotonia” montiana, la professoressa ricoprì anche un ruolo come «responsabile dell'unità di ricerca» di una fondazione attiva nel campo della genetica. Un cervello non in fuga il suo, anche perché la fondazione riuscì a ottenere dai ministeri della Salute e della Ricerca quasi un milione di euro in due anni.

Ma i tecnici del governo Monti non sono stati gli unici ad aver dispensato consigli (non richiesti) alla popolazione di giovani precari italiani. Pure Silvio Berlusconi propose la sua ricetta. Durante una trasmissione televisiva, a una ragazza che chiedeva come fosse possibile mettere su famiglia senza un'occupazione stabile, rispose: «Il consiglio che le do è quello di cercarsi un ragazzo ricco che non ha questi problemi. Con il sorriso che ha potrebbe anche permetterselo». Dopo tanti anni, quello del Cavaliere resta, purtroppo, l'unico bagliore di realtà.

 

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