Lupi e lupacchiotti

21.03.2015 21:16

Se c’è qualcuno a non volere che l'Italia diventi un Paese onesto sono i lavoratori della Rolex, perché l'azienda andrebbe presto in fallimento.

I Rolex sono da sempre presenze fisse nei loschi corteggiamenti fra imprenditoria e politica, e non solo. Alcuni anni fa i celebri e pregiati orologi svizzeri, gentile cadeau di Luciano Moggi, brillavano al polso di arbitri e designatori arbitrali, e il fatto che oggi il Rolex sia ancora il regalo più indovinato per un arbitro lo conferma il presidente della Federcalcio Tavecchio, che ne ha regalati tre ai direttori di gara della finale dei Mondiali brasiliani.

Nel galateo del malaffare, il Rolex è anche il tipico presente con cui si ringrazia un colonnello delle Fiamme Gialle per una verifica fiscale compiacente (vedi i casi recenti di Napoli e Bologna). Ma ultimamente abbiamo preso atto che anche i vestiti sartoriali sono entrati nella lista degli omaggi che alcuni imprenditori maneggioni regalano ai ministri, facendogli fare la figura non solo dei corrotti ma anche dei pezzenti. Farsi rivestire di fino per partecipare al matrimonio della figlia di un amico, via, siamo seri, converrete con me che è un tantino squallido.

Già che c’era, il ministro Lupi poteva chiedere per sé e per il figlio uno smoking di Caraceni, e invece si è rivolto a tale Barbato, il sarto di famiglia che veste anche il suo staff, uno che conosce a menadito le misure di Lupi e lupacchiotti, e invece ha combinato un grande pastrocchio incorrendo nelle ingrate contumelie lupesche, perché sembra che l’abito non sia venuto molto bene, diciamo un po’ difettato.

Forse Barbato riesce a percepire se un abito è frutto di corruzione e lo cuce malissimo, oppure è un furbetto che subappalta la confezione dei vestiti della Lupi family a una famiglia di cinesi ignari delle variazioni del girovita e dello stacco di gamba dell’ex ministro delle Infrastrutture.

Viene da rimpiangere i fascisti in doppiopetto, perché almeno il doppiopetto se lo pagavano di tasca propria.

Regalare un abito è un costume arcaico, che ci riporta all'epoca in cui filare, tessere e cucire era operazione lunga e faticosa i cui prodotti avevano prezzi proibitivi.

Nobili e re si scambiavano mantelli di stoffe pregiate ricamati d'oro e di pietre preziose; agli ecclesiastici si donavano e si donano ancora paramenti sacri riccamente ornati.

Nell'epoca delle confezioni in serie il vestito è diventato un regalo intimo, ispirato dall'affetto: gli innamorati si scambiano maglioni, cravatte o completini intimi sexy, e le donne regalano pagliaccetti e tutine al bimbo dell'amica diventata da poco mamma.

Ma perché un ministro della Repubblica deve farsi regalare un vestito da un altro uomo?

È un dettaglio che racconta molto di cos'è la corruzione in Italia: qualcosa che ci si porta addosso, quasi a contatto con la pelle, tagliato su misura in un Principe di Galles fatto di mille trame e orditi.

Il politico riveste una carica, l'imprenditore riveste il politico. Anziché tirarlo per la giacchetta, gliene regala una di taglio sartoriale.

«La moglie che ama il proprio marito lo cambia spesso», diceva negli Anni 60 lo spiritoso slogan della Facis, gloriosa ditta di abbigliamento maschile.

Sostituendo "ministro" a "marito", potrebbe essere anche il motto dell'imprenditore Incalza che, vista la propensione ai capispalla, sarebbe meglio chiamare Ingiacca ma, comunque la mettiate, chi paga è sempre Pantalone.