Maria immacolata

08.02.2017 10:18

Hanno trasformato la zona intorno al teatro Ariston in una cittadella fortificata, scorte di polizia anche ai camion della spazzatura; è vero che la qualità della musica è quella che è, ma è difficile pensare che i terroristi islamici scambino un camion della spazzatura per il pullman delle «nuove proposte». Ma purtroppo siamo in un'epoca in cui l'impensabile tende a diventare realtà, e quindi va bene la scorta armata per la monnezza sanremese, i droni e l’esercito che affolla le strade del centro, permettendo «’na bbotta de giovinezza» ai residenti (età media 85 anni), che non vedevano in giro tanti soldati dal 1945.

Ma credo che la misura di sicurezza più rassicurante sia la presenza della donna più potente del mondo, e non mi riferisco ad Angela Merkel ma a Maria De Filippi, dove arriva lei non arriva nessun altro, nemmeno l'Isis. Solo Maria, con la sua raucedine carismatica, potrebbe redimere tanti sfigati senza futuro strappando dalla loro mente bacata folli progetti di stragi in nome di una fede distorta. Dietro a ogni pazzoide invasato che si scaglia contro persone inermi c'è uno che, sotto sotto, non sognerebbe altro che fare il tronista a Uomini e donne.

Se gli integralisti islamici, notoriamente privi di ironia, leggessero quel che si è scritto su Sanremo da un trentennio a questa parte, si convincerebbero che c'è una lunga fila di gente ansiosa di radere al suolo l'Ariston e zittire per sempre i cantanti e i critici musicali. Il Festival è una sorta di croce rossa, su cui sparare a zero è sempre stato non solo lecito e divertente ma morbosamente necessario. Un rito odiato e amato, una valvola di sfogo, uno specchio in cui l'Italia sa benissimo che si vedrà ancora più brutta, ridicola e provinciale di quel che crede di essere, vedendosi rappresentata da canzoni che dimostrano in media vent'anni in più di chi le canta, ma in cui non può fare a meno di specchiarsi per poi sputarci sopra. Una volta un noto settimanale satirico titolò: «Sanremo, scandaloso verdetto: tutti assolti!», quando sul palco c’erano Morandi, Jovanotti e Califano, mica Clementino e Lodovica Comello.

Neanche quest’anno ci siamo fatti mancare i tormentoni sanremesi, le intemerate sui compensi dei conduttori, sempre uno schiaffo in faccia a tanta gente, cioè terremotati, disoccupati, eccetera (categorie presenti ininterrottamente in Italia dal terremoto di Messina del 1908 e dalla crisi del primo Dopoguerra), e l'immancabile risposta Rai sul fantastiliardario ritorno pubblicitario del Festival. Anche sotto questo aspetto Maria è immacolata: parteciperà senza compenso. L'ha rifiutato perché ritiene che quello che farà nelle cinque serate di Sanremo non sia un vero lavoro, che è purtroppo quello che l'italiano medio pensa sotto sotto di tutto ciò che si fa su un palcoscenico: quello non è lavoro vero, degno di essere pagato, a farlo siamo buoni tutti. Ecco perché lo show-business in Italia è messo com'è messo, ecco perché Sanremo, pur tanto disprezzato, è il salvagente a cui tanti artisti non possono fare a meno di attaccarsi per esistere. Speriamo che l'Isis lo capisca e si tenga alla larga, anche dai camion della monnezza.

 

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