Nemici in patria

21.09.2017 23:33

Molti personaggi della politica, futuri candidati a ruoli apicali, appaiono francamente improbabili e inadeguati. Anni fa nella politica giravano spesso figure simili che tuttavia vivevano ai margini dei grandi partiti. Oggi invece sono una massa enorme. Ascoltare volentieri il discorso di un parlamentare è oggi abbastanza raro, mentre c’è stato un tempo in cui il Parlamento sembrava l’aula di una buona università.

Non è tuttavia l’elogio dei tempi che furono che può essere oggetto di questa riflessione, che tocca agli storici. Il quesito politico che voglio porre è questo: come può accadere che l’elettore e la pubblica opinione ignorino caratteristiche dell’uomo (o donna) politico (o politica) del nostro tempo, che normalmente dovrebbero far sorridere o scandalizzare? Il caso estremo è il senatore Razzi, che guadagna titoli su titoli sui giornali mostrando spudoratamente la sua ignoranza. Ma io mi riferisco soprattutto a quei politici giovani che si presentano sulla scena inanellando brutte figure sui congiuntivi, su storia e geografia, mostrando tragiche inadeguatezze sui dossier politici importanti. Il caso più recente è di queste ore con la candidatura a premier dei 5 Stelle dell’onorevole Di Maio, sul quale evito giudizi perché basterebbe ascoltarlo per procurare, in un Paese normale, una reazione di rigetto.

Invece no. Accade persino che i sondaggi diano in vetta un movimento come i 5 Stelle che accumula incompetenze in modo impressionante. Prendete il caso della sindaca Raggi: una così è raccapricciante, visto che sa poco, fa poco e mostra disinteresse totale verso la città che amministra, insomma è talmente inadeguata da sembrare finta. Eppure il suo movimento, nelle cui fila militano altri sindaci che hanno fallito come lei, continua ad avere buoni sondaggi. E allora mi chiedo: l’opinione pubblica è autolesionista? Non credo sia così, credo stia accadendo altro, anche se resto convinto che presto i grillini avranno un crollo strutturale. Sta accadendo che nel Paese si è creata una corrente di opinione, un sentimento, talmente rabbiosamente anti-sistema da preferire l’incompetenza pur di scardinare quello che c’è. I grillini non vengono giudicati per quello che sono e fanno ma per quello che sfasciano. Accadde anche ai fascisti prima della marcia su Roma. Chi si sente nemico in patria vuole distruggere e non ha tempo e voglia di immaginare né il futuro né di guardare al presente, tanto crede di sapere che nulla può essere cambiato. Nel basso della società questi sentimenti sono prevalenti.

L’altra componente culturale che favorisce questa prevalenza dei cretini, ben distribuita in tutti i partiti, è data dal fatto che in tutti questi anni le forze che si richiamano a valori storici sono state silenti sui processi di imbarbarimento. Tutto è stato tollerato e vezzeggiato. Mai un’azione di contrasto, mai la costruzione di una contro-narrazione democratica. I pensieri cattivi sono stati lasciati liberi di svolazzare dappertutto senza mettere in volo altri pensieri. Anzi, si può dire che il pensiero di destra (nell’economia e nella politica) sia stato attrattivo per tutti. Destra e sinistra, si dice, non esistono più, e allora avanti con la destra.

Non c’è stato neanche un solo movimento di massa, una sola azione politica collettiva volta a contrastare il dispiegarsi di questa cultura e l’avanzare dei suoi portatori. Questo è diventato un Paese che ha una storia tutta negativa, da Garibaldi fino a Gentiloni. Nel Sud si celebrano i briganti e i post-borbonici e tutti felici e contenti partecipano a dibattiti culturali con improbabili facinorosi. Ecco perché era necessario rompere questo guscio e cercare di formare una forza politica che funzioni come agente promotore di un nuovo pensiero critico. Se poi nell’immediato ci sono pochi o molti posti in parlamento non è decisivo, quel che conta è rovesciare una tendenza nei sentimenti delle persone. Poi i voti verranno.

 

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