Non ci indigna più nulla

17.04.2017 10:26

Un bombardiere vola ad altissima quota e all’improvviso sgancia un ingombrante pillolone, che abbiamo scoperto essere la temutissima Moab, la madre di tutte le bombe. Guardando quelle immagini, è inevitabile che il pensiero vada all’Enola Gay, ovvero l’aereo che il 6 agosto del 1945 sganciò la prima bomba atomica su Hiroshima decretando la fine della Seconda guerra mondiale nonché la morte istantanea di sessantamila persone. Il paragone è inquietante, se non altro perché Moab, nella scala delle armi convenzionali è l’ultimo livello, superato il quale non resta che la madre di tutte le bombe, l’atomica appunto. Non era mai successo prima, e già questo ci dice come il rischio di un conflitto mondiale non possa essere più derubricato a ipotesi di fantascienza. Né a questo punto è più tanto rassicurante la teoria della deterrenza, per cui gli arsenali pieni servirebbero alle superpotenze per scongiurare un conflitto che le distruggerebbe tutte.

Se siamo arrivati senza tanti scrupoli all’uso della superbomba, che annienta uomini e cose nel raggio di centinaia di metri (tra l’altro uno si chiede come il Pentagono, di fronte a tale devastante potenza, possa parlare di azione mirata) non sembra assurdo pensare che qualcuno possa compiere il passo successivo ricorrendo all’arma più letale. Ci piacerebbe, anche per esorcizzare la paura, fare dell’ironia e pensare Trump e il “cicciobombo” che comanda in Corea del Nord come due “Stranamore de noantri” che si sfidano a suon di proclami e gesti eclatanti ma innocui, invece l’uso della madre di tutte le bombe in Afghanistan ci dice che è tutto vero, che la guerra non è più confinata dentro l’involucro della propaganda o si combatte a colpi di hackeraggio informatico, ma che purtroppo di mezzo ci sono armi di distruzione di massa.

L’escalation fa impressione, se nel giro di quindici giorni siamo passati dall’uso del Sarin sui civili in Siria al debutto di Moab. Qualche anno fa sarebbe bastato molto ma molto meno per riempire le piazze di pacifisti, invece stavolta niente, nessuna protesta, nessun corteo, nessuna bandiera arcobaleno. E questo ci indigna molto di più delle fake-news, tanto che quelle terribilmente vere non le riconosciamo più.

 

© Riproduzione riservata