Non servono a fare bambini ma per le insalate sono ottimi

23.05.2016 18:34

Se penso a quanti ne avete sprecati nella vita mi viene da piangere. A una botta di conti, degli oltre 450 che madre natura vi ha provvisto da quando avevate tredici anni, ne avete utilizzati pienamente uno, due o tre al massimo, raramente di più e qualcuna neanche uno.

Chissà cos'avrebbe potuto farci il dottor Severino Antinori di tutti gli altri ovuli che avete prodotto invano, e soprattutto chissà cosa potevate fare con tutti i soldi (duemila euro per un’ovodonazione) che avrebbero potuto fruttarvi quelle preziose celluline delle quali, a quel che sembra, c'è una domanda inesauribile.

Anche se non siete mai state delle stanghe, non avete mai avuto le caratteristiche fisiche delle ragazze-immagine e l'illustre clinico avrebbe dovuto passar sopra ad alcune piccole imperfezioni di nascita, niente paura, perché ci sarebbe stata sicuramente qualche coppia sterile che non avrebbe badato troppo all'apparenza e alla quale non sarebbe interessato avere un figlio bello come un tronista o una sleppa di figlia pronta per le agenzie d’immagine. Ci sarebbe stato certamente qualcuno che voleva ottenere soltanto una discendenza di buon carattere, con quel tanto di cervello che serve per far bella figura negli studi e soprattutto dotata di un senso dell'umorismo che allunga la vita e previene un sacco di malattie.

Il mago dell'inseminazione, quello che fa uscire pargoli belli e sani da grembi di sessantenni con la stessa disinvoltura con cui Silvan fa uscire conigli dal suo cilindro, si ostina a prelevare gli ovuli a ragazze giovani e appariscenti, sia consenzienti e remunerate che riluttanti e non pagate. Come la giovane infermiera spagnola sottoposta a tradimento a cure ormonali, anestetizzata in una sala operatoria della clinica antinoriana Matris (badate bene, con la s, non con la x) e letteralmente rapinata dei propri semi, che già pochi giorni dopo erano diventati altrettanti embrioni da impiantare in qualche danarosa e infeconda signora.

L'espressione «furto di uova», che fino a ieri evocava bravate agresti in cui si razziavano pollai o struggenti taccheggi al supermercato messi a segno da miserabili che non possono permettersi nemmeno una frittata, oggi, grazie ad Antinori, significa tutt'altro, un vero e proprio scippo riproduttivo. Perché il dottor Severino non è un Arsenio Lupin del gamete, un gentiluomo che ti sfila i gioielli biologici di famiglia con charme e savoir faire; a quanto pare somiglia più a uno scassinatore di ovaie: se non cedono con le buone e duemila euro, lui non si fa scrupolo di usare le cattive.

Povere donne, anche in questo la natura è stata con voi matrigna: per un maschio donare il seme è un affaruccio di pochi minuti, al limite pure piacevole, mentre voi non potete chiudervi in una stanza, immaginare di fare la doccia con Johnny Depp e sfornare in pochi minuti un bell'ovetto fresco. Dovete essere bombardate di ormoni, forse cancerogeni, in modo da produrre una dozzina di ovuli alla volta e poi, non essendo ovipare come le galline, farveli tirare via su un tavolo operatorio da un anziano ginecologo megalomane sospettato, fra le altre cose, di molestie sessuali. Se poi qualcosa non va e vi rivolgete alla polizia, vi accuseranno di esservi ovorapinate da sole e di far parte di un complotto ordito congiuntamente da Isis e Chiesa per screditarlo.

Care donne mie coetanee, voi ormai non rischiate più niente, ma se avete figlie giovani, carine e in età fertile, devo metterle in guardia: care ragazze, se un vecchio baffuto con gli occhi da matto vi offre duemila euro in cambio di una decina di ovuli, vendetegli un cestello di funghi omonimi: non servono a fare bambini ma per le insalate sono ottimi.

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