Notte prima degli esami

17.06.2015 22:01

Tutti aspettavano le tracce e puntualmente le tracce sono arrivate. Quasi mezzo milione di studenti si sono cimentati stamattina con la prima prova scritta degli esami di maturità, quella d’Italiano.

A questo punto molti di voi penseranno che io voglia scrivere un articolo melenso sull'esame di maturità alla luce delle mie personali e del tutto anacronistiche esperienze di studente del secolo scorso, cercando magari di offrire spunti e consigli da vecchio zio complice ai maturandi, come se a loro potessero servire i consigli di uno che a diciannove anni non aveva mai visto un cellulare, che non aveva la prova a quiz e all'orale portava due materie su una rosa di quattro, di cui una scelta da lui e l'altra (teoricamente) dalla commissione.

In realtà anche la seconda veniva «suggerita» dal candidato ai commissari, e quando la sceglievano veramente era la fine più tremenda che potesse capitare al maturando, un indizio sicuro della volontà di distruggerlo. Ma nonostante tutto avevamo ugualmente il coraggio di avere paura. Se noi del “miracolo economico” non abbiamo espresso una classe dirigente autorevole, forse è anche colpa di quella miseranda maturità post-sessantottina, cancellata soltanto alle soglie del ventunesimo secolo da tale Giovanni Berlinguer.

No, non voglio insultare l'intelligenza dei maturandi fornendo consigli per gli esami, tipo mangiare sano, bere molta acqua, dormire a sufficienza e ripassare a voce alta. Oppure ricordando che alla maturità si può essere bocciati solo se si defeca sul tavolo della commissione e si riprende tutto in diretta con Periscope. Oppure citando nostalgicamente la nota canzone di Venditti, l'unico al mondo ad aver trombato la notte prima degli esami di maturità, e soprattutto con una il cui padre sembrava Dante e il fratello Ariosto, il che fa presupporre che anche lei non dovesse essere una gran figa.

Invece ciò che voglio fare è condividere un sogno. Il mio sogno è che i ragazzi, l’anno prossimo, si rechino nelle aule d'esame e quando verrà consegnata loro la traccia, la strappino.

E restino per sei ore con le braccia sul tavolo, fissando i commissari con aria di sfida. Breaking news sui media, trending topic su Twitter. Sì, cari miei, sogno che tutti i maturandi, con un atto di disobbedienza civile, rifiutino di sostenere l'Esame di Stato 2016. Per ripetere l'anno e restare insieme agli amici, in quella situazione tutto sommato familiare e protetta che è la scuola superiore. E soprattutto per lanciare a noi adulti un messaggio perentorio: «Non usciremo da qui finché non avrete messo a posto l’Italia che ci aspetta là fuori». Se devono diventare un'altra generazione perduta, che si perdano adesso, nel momento più divertente e pieno di sogni della vita, non verso i trent'anni, quando avranno già perso i capelli e le rughe d’espressione gli daranno l'aria piagnona e amara di tanti giovani di oggi.

E’ meglio restare liceali per qualche altro anno, per lo meno finché ci sarà un'università in cui si viene ammessi con test assurdi, sbagliati o truccati, o un mondo del lavoro in cui si avanza non per merito ma per parentela o raccomandazione. Resteranno liceali fino a quando prendere una laurea non sarà più considerato inutile, e non si chiederanno più costosi e illusori master, e non verranno più sfruttati per anni e anni come stagisti o apprendisti, in attesa di lavori precari che non gli permetteranno di costruirsi un futuro. Smetteranno di stracciare le tracce e affronteranno seriamente la maturità solo quando il buio più inquietante sarà solo quello della notte prima degli esami e non quello del giorno dopo. Questo è il mio sogno. Qualunque sia il vostro, in bocca al lupo.