'O miracolo

17.02.2017 10:15

C’è stato un tempo in cui se dicevi «Berlusconi» parlavi del nemico assoluto. Non c’era vizio, progetto oscuro, turpitudine, che non venisse da lui o portasse a lui. Chi si impegnò perché le parti politiche superassero la “reciproca criminalizzazione” per costruire un governo riformista moderno, fu indicato come «compagno che guarda a destra», capitò a me e ad altre persone. In questa ampia area anti-berlusconiana c’erano i più tiepidi e i più radicali, ma c’era anche la ragion d’essere di partiti e movimenti spariti da tempo. Inoltre per Berlusconi fu riportato a galla, dopo decenni, il temine «populista», cioè quella cosa che non si sa che cosa sia ma fa immaginare folle ignoranti al seguito di un capo altrettanto ignorante.

Oggi sta accadendo il miracolo, anzi «’o miracolo»: per battere il populismo tutti hanno in mente di allearsi con Berlusconi. Non è solo l’ex premier a sperare che un giudice lo sollevi dall’impossibilità di fare politica, questo è anche il desiderio dei suoi antichi nemici. Berlusconi ha addirittura già ottenuto la riabilitazione in vitam da parte della compagnia di Marco Travaglio, che ha scoperto che Matteo Renzi è assai peggio di lui.

Queste giravolte della politica italiana dicono molto sul grado di superficialità che domina in essa. Nel Partito democratico c’è un’area che fa riferimento a Renzi la quale pensa che dopo il prossimo voto sia inevitabile fare un’alleanza con il partito del Cavaliere. Ma anche gli oppositori di Renzi, da Massimo D’Alema in poi, pensano che l’alleanza con Berlusconi sia l’approdo inevitabile per fermare i populisti. Berlusconi non è più lo “sporcaccione” di cui si sono occupate le procure, non ha più nel suo album di famiglia lo stalliere Mangano, non è più l’agitatore di folle che rovina il Paese o il coltivatore di veline, è diventato, suo malgrado, l’ago della bilancia e persino il salvatore dell’Italia, grazie al patto con quella sinistra che prevarrà sull’altra nel respingere l’assalto dei populisti Beppe Grillo e Matteo Salvini.

Verrebbe da bestemmiare. Sarebbe bastata un po’ di analisi politica, un po’ di lungimiranza e meno approssimazione e la sinistra avrebbe potuto gestire l’avanzata di Berlusconi con qualche anatema in meno, con qualche sogno giudiziario in meno, e forse un timido dialogo destra-sinistra avrebbe impedito questo pasticcio in cui ci siamo cacciati. Ma in Italia politica e sinistra arrivano sempre dopo, la puntualità non è il loro forte, la regola che esistono soluzioni buone o cattive solo se perseguite al momento opportuno è fuori dal loro disegno.

Oggi forse persino l’arrivo di Berlusconi non salverà baracca e burattini, perché Berlusconi ha molti meno voti di prima, ha molto meno appeal, è meno rivoluzionario e perché oggi per stare con Berlusconi devi fare un governo con Berlusconi. E questo una sinistra che vuole battere il populismo e avere un futuro non lo può più fare. Una sinistra che stia al passo dei tempi deve cancellare dal proprio programma quei governi destra-sinistra che da Mario Monti in poi non solo non hanno risolto il problema ma sono il problema. Mentre venticinque fa si poteva ricostruire la politica dalle macerie della prima repubblica e si potevano costruire alleanze di governo inedite, oggi un governo destra-sinistra saprebbe di nomenklatura, di accordo di potere, di furbizia parlamentare. Il bravo politico è quello che riesce a capire quando è il momento giusto per fare certe scelte, perché una scelta fatta molto tempo dopo potrebbe risultare fatale.

 

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