Panem et circenses

24.10.2016 15:29

Martedì scorso ho assistito alla prima puntata della tanto attesa serie televisiva I Medici su RaiUno. Fra i molti modi possibili per fare cultura popolare, nel senso più nobile del termine, ve ne sono due diametralmente opposti. 

Il primo è quello di facilitarne l’accesso, cioè renderla mangiabile senza stravolgerla, senza aggiungerle edulcoranti per far sì che resti meno indigesta per chi ha avuto poco o nulla a che fare con la cultura scolastica. Il secondo è quello di semplificarla, di addizionarla ad oli di palma e a quelle soluzioni colorate che, sotto all’apparenza, nascondono schifezze da far rabbrividire. 

Il primo criterio è quello onesto, che reputa la cultura un bene da condividere e divulgare, e che prevede risorse intellettuali importanti. È l’approccio che in Italia ha adottato la Pirelli, aprendo tre ricche e variegate biblioteche aziendali favorendone l’utilizzo ai dipendenti con iniziative condivise. In televisione è quello che hanno sempre fatto Piero e Alberto Angela, ma anche tanti altri programmi d’informazione.

Il secondo approccio è quello scelto dalla fiction I Medici, impostato su un’ottica che considera (forse non nelle intenzioni ma nei fatti) il grande pubblico una massa di pecoroni interessati solo all’intrattenimento spiccio, al panem et circenses, dunque non meritevoli di una vera divulgazione storica ma di una paccottiglia da souvenir, dove vengono alterati fatti, personaggi e perfino il senso dell’evoluzione storica. Mi domando perché siano stati scelti i Medici e non magari i Gonzaga o gli Sforza oppure la famiglia di Totò Riina, per raccontare una storia di potere e malaffare qualunque, in cui i Medici sono poco più di uno spunto. Sono sicuro che anche la badante rumena che abita al piano di sopra, che nulla sa dei Medici, ha trovato altamente sospetto quel continuo baciarsi per strada fra gran signori e popolane in tempi dichiaratamente remoti e comunque molto lontani dal Sessantotto.

Ho letto che i fiorentini si sono parecchio irritati per i numerosi svarioni, uno su tutti la rappresentazione del Brunelleschi, descritto come l’uomo che non deve chiedere mai, mentre i libri di storia (quelli seri) lo rappresentano in maniera opposta; senza parlare che in nessun libro di storia viene riportato l’avvelenamento di Giovanni de' Medici da cui la fiction prende le mosse; e che dire di Cosimo de’ Medici che si strugge per la lavandaia mentre lei scappa e gli si nega, una scena che se non fosse ridicola avrebbe dell’incredibile. Intendiamoci, il cinema di ogni tempo ha cercato di scambiare le fiction per storia, e tutta la produzione hollywoodiana è lì a dimostrarlo, ma finora nessuno l’aveva mai fatto in Italia, dove la divulgazione è stata sempre coniugata con il rispetto dell’intelligenza e del desiderio del pubblico di apprendere, oltre che di divertirsi. 

Nel caso de I Medici, una fiction superficiale nel nome di una famiglia famosa, dove per uscirne a testa alta sarebbe bastato indicare che «i fatti narrati sono frutto di libera sceneggiatura» e non scegliere Palazzo Vecchio per presentarla in pompa magna e accreditarla come Storia. Anche il cosiddetto grande pubblico, se gli si offrono le condizioni per farlo, sa selezionare e scegliere bene: proprio nelle biblioteche aziendali Pirelli, cui accennavo nelle prime righe di questo articolo, la scelta dei volumi da acquistare è stata affidata a un collettivo interno di impiegati, dirigenti e operai. D’accordo, qualcuno avrà fatto anche il gradasso inserendoci l’Ulisse di Joyce, che persino un laureato in Lettere fatica a digerire, ma oltre a Joyce, Proust e Calvino, fra le migliaia di libri da leggere ve ne sono anche altri molto più fruibili. Ho letto che le biblioteche si trovano all’ingresso dell'azienda e dicono ci sia una media molto alta di prestiti giornalieri, a dimostrazione che i dati sulla “non lettura” degli italiani possono sempre essere corretti. «Tutto il mondo è fatto per finire in un bel libro» scriveva Mallarmé, ma non tutta la storia deve finire necessariamente in una brutta fiction.

 

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