Perchè la Juventus perde le finali spiegato a un bambino

05.06.2017 23:44

Caro bambino, provo a spiegarti con parole semplici perché la Juventus non vince quasi mai le grandi finali europee, cioè le partite che contano veramente, quelle che fanno sognare e ti portano nella leggenda. E nel fare questo spero di riuscire a darti anche una piccola lezione sulla vita.

Vedi, bambino mio, non c’entrano la sfortuna, la sfiga o la maledizione, come sostiene qualcuno, no, non c’è nessun motivo magico che impedisce alla Juventus di vincere le grandi sfide. Ricordati: le vittorie, come le sconfitte, dipendono solo dalle persone. Ma non pensare che in questo caso sia solo colpa dei giocatori, loro c’entrano ben poco, anche se sono quelli che vanno in campo. Invece la principale ragione che rende la Juventus fragile nelle grandi occasioni è legata proprio al motivo della sua forza. E’ questo il punto: la Juventus è una squadra condannata a vincere. Cosa vuol dire? Che è una squadra che nasce per vincere, che se non vince non ha quasi senso che esista.

La Juventus deve vincere e non conta il modo con cui lo fa. Questo è quello che vogliono i suoi padroni e questo si sono abituati a pensare i suoi tifosi. Agli juventini importa solo vincere, non importa come. Come dici? E’ una bella cosa? Mica tanto. Le altre squadre in genere sognano di vincere, vorrebbero vincere, possono anche vincere. Ma se non vincono, i tifosi alla fine se ne fanno una ragione. Certo, sono tristi anche loro se perdono, ma non tifano la loro squadra solo perché vogliono vincere. A volte si può essere felici anche solo vedendo che i propri giocatori si impegnano al massimo, giocano bene, danno tutto quello che possono per vincere, e se non ce la fanno peccato.

Tu mi dirai che tutte le squadre competono per vincere e vogliono primeggiare. E’ vero. Però c’è una differenza tra le altre squadre e la Juventus. Per capire cosa voglio dire ti faccio un esempio. Una volta la Juventus aveva uno dei giocatori più forti del mondo, Zinedine Zidane, e lo voleva vendere perché un’altra squadra era disposta a pagarlo tantissimo. Giusto venderlo, insomma. Solo che il presidente della Juventus, che si chiamava Gianni Agnelli ed era uno degli uomini più ricchi del mondo, disse: «Zidane? E’ più divertente che utile». Cioè quel presidente non disse: «Ci danno tanti soldi e lo lasciamo andare dove lo pagano di più, e siamo contenti per lui…». No, quel presidente disse a tutti che quel campione non era importante, che giocava sì benissimo ma non era “utile” per vincere.

In realtà tutti i presidenti dentro di loro la pensano un po’ così, ma non lo dicono apertamente, non si fanno belli di essere cinici, non fanno dell’utilitarismo la bandiera della loro squadra. Perché quella è una frase un po’ brutta da dire su una persona. E’ come dire: «Non importa se costruisco una macchina brutta, l’importante è venderla e fare soldi, cioè vincere». Niente cuore, niente passione, niente poesia: tutto deve servire solo a vincere.

Questo modo di vedere le cose non è bello nemmeno se si parla di prodotti industriali, figurati quando si parla di persone. Questo modo di pensare porta la gente a guardare alla vita in modo poco romantico. L’idea è che bisogna vincere e le vittorie si costruiscono come dei prodotti di una fabbrica. E sai cosa ti dico? Che questo è il modo di pensare che c’è sempre stato alla Juventus, e questo è uno stile che alla fine condiziona anche i tifosi e persino i giocatori. Pensaci bene. Se hai un amico juventino, noterai che finché è un bambino come te non sarà diverso dagli altri tuoi amici che tifano Inter, Milan, Napoli, Roma o Lazio. Ma quando diventerà grande, vedrai che non riuscirai più a parlare di calcio con lui, perché avrà imparato a pensare in quel modo che ti dicevo. Dunque non ti dirà mai che la sua squadra ha vinto senza meritare, che magari quel rigore non era giusto, che magari ha giocato male, che forse la tua squadra meritava di più… Per lui conterà solo vincere e sarà felice solo se lui vince e tu perdi.

Nella vita potrai incontrare tifosi dell’Inter che ti prendono in giro sapendo che ti stanno prendendo allegramente in giro per una partita che hanno vinto per pura fortuna, tifosi del Napoli che faranno festa se hanno vinto loro ma riconosceranno ampiamente il valore della tua squadra, tifosi della Roma che si arrabbiano con la propria squadra se gioca male, tifosi del Milan che ammettono di non essere stati più forti se hanno perso. Invece i tifosi della Juventus sono una cosa sola con la squadra e la società: loro vogliono solo vincere, non importa come. E se non vincono si annoiano, si sentono inutili.

Ma veniamo alla questione iniziale: perché questo modo di pensare e di vivere il calcio non permette alla Juve di vincere le grandi partite come le finali di Champions League? Per capirlo bisogna capire come è il gioco del calcio. Il calcio non è come la Formula 1, che se hai speso più soldi di tutti per costruire una macchina e hai preso il miglior pilota del mondo, alla fine è quasi sicuro che vinci. No, il calcio non è come la vita “dovrebbe essere”, ma come la vita “è” nella realtà. A volte vince il più forte, altre il più fortunato, altre ancora vince quello che si è impegnato di più, altre volte ancora vince quello che è stato più furbo o quello che aveva meno paura, o quello che era più tranquillo e meno impaurito.

Ecco spiegato perché la Juve vince tantissimo grazie ai soldi e alla grandiosa organizzazione della società, ma le grandi partite, quelle che ti portano nella gloria, molto spesso le sbaglia. Perché avendo l’obbligo di vincere, il dovere di vincere, l’imperativo di vincere, i suoi giocatori, che non sono delle macchine ma delle persone, nel momento decisivo finisce che hanno paura di perdere, gli vengono le gambe molli. Le squadre che vincono, invece, sono quelle che sanno di poter perdere. Le squadre forti scendono in campo sapendo che possono anche perdere, che non hanno paura di perdere, e dunque i loro giocatori giocano felici di poter dimostrare quanto valgono. Anche la vita è così. Per diventare un campione nella vita, bambino mio, devi essere pronto a perdere tutto, devi sapere che puoi perdere, devi essere convinto che la vittoria si costruisce pensando che quello che conta è correre per gli altri e insieme agli altri. Nessuno vince facile. Anche i più forti e i più ricchi devono sudare e ricordarsi di essere umili per poter vincere.

Forse a furia di perdere le finali, anche gli juventini prima o poi lo capiranno. Forse un giorno diventerà facile e divertente parlare di calcio anche con gli juventini. Forse un giorno anche i capi della Juventus impareranno che non ci sono giocatori utili e giocatori non utili, ma esseri umani con le loro qualità, campioni con i loro talenti, persone che giocano a calcio per divertire e divertirsi, perché il calcio è veramente il gioco più bello del mondo. Forse un giorno anche i giocatori della Juve scenderanno in campo leggeri, sicuri del proprio valore, senza l’obbligo di vincere e senza la paura di perdere. E vinceranno tra gli applausi. E quel giorno applaudiremo anche noi.

Dimenticavo, bambino mio: quel giocatore che per il suo presidente era «più divertente che utile», oggi è l’allenatore del Real Madrid, la squadra che ha battuto 4 a 1 la Juventus nella finale di Champions League. Dunque ricordati anche questo: rispetta sempre le persone, perché a volte possono prendersi delle rivincite. 

 

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