Personaggi in cerca d'autore

02.01.2017 09:57

L’arbitro ha finalmente fischiato la fine di questo anno travagliato bisestile e su tutti i giornali svolazzano pagelle sulle figure più memorabili (nel bene o nel male) del 2016. E così anch’io ho compilato la mia personalissima lista. A parte i troppo scontati papa Francesco e Donald Trump, ho messo insieme una lista di nomi da ricordare o sforzarsi di dimenticare. Al primo posto c’è l'unica vera Grande della politica europea, stella fissa in mezzo a ondivaghi asteroidi in rotta di collisione con una realtà che non sono in grado di capire né di gestire: Angela Merkel. La sua voce, che dopo la strage di Berlino ha ribadito l'impegno per l'integrazione e l'accoglienza, è stata un balsamo per tante anime impaurite e sconvolte, non solo in Germania. I Paesi del Sud Europa la vedono come matrigna, ma in questo momento nel Vecchio Continente non è ancora nato un leader degno di allacciargli le scarpe.

Eroe per poche ore è stato Lukasz Urban, il povero autista polacco del Tir dirottato e lanciato sul mercatino di Natale di Berlino. Non si è attaccato al volante per sventare la manovra omicida del tunisino, atto sublime che gli avrebbe fatto guadagnare un'onorificenza al valore. I rilievi hanno evidenziato che al momento della strage Lukasz era privo di sensi e non è potuto intervenire. Non un martire ma “solo” una vittima, un onesto camionista che teneva duro per tornare in tempo dalla famiglia a festeggiare il Natale. E questo ne fa il vero eroe del nostro tempo, come il Luigi delle Bicocche di Caparezza: «Sono un eroe perché lotto tutte le ore, sono un eroe perché combatto per la pensione».

Poi metterei la coppia Virginia Raggi-Maria Elena Boschi. Perché accorpo in un'unica voce la sindaca di Roma e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio? Perché in fondo sono due versioni di uno stesso personaggio: la Boschi una giovane politica arrembante, un po' fata un po' strega, fotografatissima per il suo bell'aspetto e criticata dagli stessi media che pubblicano le sue foto. La Raggi una prima della classe dalla voce compunta, sempre protetta da un maschio che la manovra e a cui lei non sa dire di no; una che nei momenti decisivi inciampa e a cui l'opinione pubblica non perdona nulla.

Poi c’è La zanzara, la trasmissione di Radio24: la si ama o la si odia, ma è sempre grande; svolge una funzione socialmente utile: accoglie gli sfoghi di razzisti, omofobi, coprofili, nazi-vegani e nazi-e-basta, in un contesto leggero e sfottente, depotenziandoli e disinnescandoli proprio mentre sembra sdoganarli. Altra funzione de La zanzara, educativa in un Paese oscurantista, è parlare senza tabù e sentimentalismi di tutte le forme di sessualità, su una rete "perbene" e a un orario in cui alla radio si trasmette canzoni, ricette di cucina e notiziari deprimenti.

Altro personaggio del 2016 è il Bersani di Crozza, un’imitazione che ha trasformato Pier Luigi Bersani, un tipico politico della sinistra emiliana, serio e senza troppi grilli in testa, in un personaggio dalla bonomia carismatica, con l'accento padano di Guccini, la pelata di Maurizio Ferrini e le metafore pittoresche di Trapattoni. Il narcisismo senile ha fatto il resto e Bersani ha iniziato a imitare l'imitazione di Crozza, e quando Crozza si è messo a imitare Renzi, per gelosia Bersani è diventato anti-renziano.

Poi c’è Lapo Elkann. Grazie a lui è ritornato in auge, in questi tempi plumbei e schizzati, una figura da tempo caduta nel dimenticatoio: lo scapestrato di buona famiglia, il giovin signore che si caccia regolarmente nei guai, il dandy debosciato che riempie le cronache con le sue scandalose e costosissime marachelle. Il giovane Agnelli è una versione hard e aggiornata dell'immortale Bertie Wooster dei romanzi di Wodehouse; bisognerebbe mettergli accanto una versione hard e aggiornata del maggiordomo Jeeves, capace di togliere sempre dai guai il padroncino con astuzia ed eleganza per poi rientrare nell'ombra.

Per concludere metterei Tommasa Giovannoni Ottaviani, meglio conosciuta come Titti Brunetta, l'avvenente arredatrice con un evidente disturbo della personalità (anzi due, dato che ha anche sposato Renato Brunetta) che nel tempo libero, anziché giocare a burraco o farsi il ritocco allo smalto, fa la troll su Twitter. Lei l'ha chiamata “satira”, anche se i suoi tweet stanno alla satira come le canzoni di Cristina D’Avena stanno a quelle di Fabrizio De Andrè. Eppure ci tocca difenderla, perché soffocare quelle come lei è molto più dannoso che lasciarle libere di sputacchiare veleno sui social.

 

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