Populismo lattiero

30.11.2016 14:41

La moda l'ha lanciata Matteo Salvini, il politico che conosce a menadito i prezzi dei generi alimentari di prima necessità. «Ma lei lo sa quanto costa un litro di latte?» chiede il leader della Lega all'avversario di turno, la cui eventuale impreparazione in materia è la prova lampante della sua distanza dal Paese reale e dai suoi bisogni. Eccolo lì il castaiolo privilegiato che non deve fare la spesa, quello che campa di buvette e ristoranti di lusso a spese del contribuente, mentre lui, Felpa Kid, pattuglia quotidianamente le latterie mescolandosi alle mamme e ai vecchietti che si procacciano gli ingredienti per la zuppa serale di pane raffermo. Perché costa pure quello, anzi, «lei lo sa quanto costa un chilo di pane?» è la domanda salviniana di riserva.

La moda si è diffusa nei dibattiti e nelle interviste, e i politici più avveduti sanno che si fa più bella figura a incespicarsi sui costi di funzionamento delle istituzioni che su quello del latte, e quindi almeno lì cercano di prepararsi, anche se non entrano in un supermercato da più di vent’anni. Specie dopo la magra figura del ministro dell'Economia Padoan a Porta a porta che, non pago di aver rivelato la sua ignoranza sul prezzo del latte («dovrei chiedere a mia moglie» ha risposto, pure sessista, quindi), ha peggiorato la situazione replicando, a distanza di due giorni, che i tagli delle tasse del governo Renzi equivalgono a quindici miliardi di litri di latte. La classica replica azzeccata che, ahimè, ti viene in mente solo quando sei sulle scale all'uscita del salotto dove sei rimasto senza parole. Se la dici fai solo la figura del rosicone, e al pubblico, tanto per restare in tema, viene il latte alle ginocchia.

Se lo avesse chiesto a me, che spesso accompagno mia moglie a fare la spesa, avrei controinterrogato Salvini: che tipo di latte? fresco, a lunga conservazione, alta qualità o biologico? intero, parzialmente scremato, scremato, senza lattosio, di vacca, di capra o di soia? comprato al supermercato o in latteria? La gamma di prezzi è infinita, caro Salvini, con notevoli differenze, così come varie sono le abitudini e le esigenze dei consumatori, il cui identikit non è solo quello del nonno che scende dal lattaio sotto casa e brontola contro il governo contando sul bancone gli spiccioli. C'è chi fa la spesa regolarmente e non conosce il prezzo di un litro di latte intero fresco perché compra da anni solo quello parzialmente scremato Uht, c'è chi ha figli e va al supermercato una volta alla settimana e acquista pacchi da sei litri da tenere in dispensa. Tanti genitori che lavorano non hanno tempo da perdere e quando comprano il latte lo mettono nel carrello e via. Magari confrontano il prezzo delle fettine di manzo, economizzano sulla marca di detersivo, ma del latte guardano la data di scadenza e non il prezzo. Il populismo lattiero è una presa in giro, il litro di latte di cui parlano i politici è solo un'astrazione, buona per inzuppare la retorica da salotto televisivo. Di quella sì che conosciamo il prezzo: quattro soldi.

 

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