Primavera per Hitler

23.05.2014 21:24

Molti di voi ricorderanno il film di Mel Brooks “Per favore non toccate le vecchiette”, che poi è anche diventato un fortunatissimo musical per Broadway e ancora oggi continuano a fare repliche.

È la storia di un produttore fallito che, con la complicità di un impiegato, corteggia le vecchiette ed estorce loro i soldi che poi investe in un musical scritto da un ex nazista sciroccato, dal titolo “Primavera per Hitler”.

Credo che l’esilarante film abbia trovato la sua edizione italiana nella campagna elettorale per le Elezioni Europee 2014, indegni protagonisti Silvio Berlusconi e Beppe Grillo.

Il copione è leggermente diverso, poiché nell’edizione italiana abbiamo un politico sull'orlo del fallimento che circuisce le vecchiette a suon di promesse di dentiere e veterinari gratis per i loro bassotti e un ex comico diventato guru grazie al mistico mantra «vaffanculo».

C'è chi adotta Obama come mito cui ispirare la propria strategia promozionale e chi Mandela; i due anziani personaggi della Broadway politica nostrana hanno scelto zio Adolf.

Uno ha evocato i lager affermando che i tedeschi ne negano l'esistenza, l'altro li ha usati per diffamare il capo dello Stato; uno continua ad accusare il collega-rivale di emulare il fondatore del Terzo Reich, l'altro ha orgogliosamente replicato di essere addirittura «oltre Hitler», affermazione che in qualsiasi Paese civile costerebbe l'arresto, l'interdizione dai pubblici uffici o, più semplicemente, un lungo soggiorno coatto in una bella villa in campagna popolata da persone in camice bianco.

Ma siamo in Italia, dove in campagna elettorale i politici possono infilare in testa il “berretto a sonagli” e, come i giullari di Shakespeare o dell'Enrico IV pirandelliano, rivendicare il diritto di dire qualunque cosa passi loro per la testa.

«Costruiscono senza una logica, beati loro! O con una loro logica che vola come una piuma! Volubili! Volubili! Oggi così e domani chi sa come!».

Tranquilli, sono battute del dramma di Pirandello riferite ai pazzi, ma ditemi se non funzionano benissimo se applicate a Berlusconi e a Grillo in queste settimane pre-elettorali, in cui straparlano allegramente di disordini nelle strade, dentiere gratuite, colpi di Stato, giornalisti da prelevare a casa, cani e padroni da vivisezionare, e in cui si può tranquillamente promettere una nuova marcia su Roma la mattina e dichiararsi eredi di Enrico Berlinguer la sera.

Quella peculiare logica che vola come una piuma nei loro cervelli autoreferenziali pesa come un macigno sui media e nella mente (e pure sugli zebedei) di chi li ascolta.

Berlusconi e Grillo hanno abbastanza anni sul groppone da sentirsi le rovine dell'epoca di Hitler ancora sulla pelle, ma non più neuroni sani sufficienti per rendersi conto di quanto sia assurdo e inappropriato agitare quella figura come un bastone da pazzariello.

Perché quanto più viene usato da due anziani istrioni come un giochino a molla, efficace solo su un popolo di anziani come loro, perennemente impauriti, magari tendenzialmente di destra ma non fanatici, tanto più può acquistare fascino presso i giovani, che fino ad oggi sono stati protetti dalle sciagure dei totalitarismi da un ovattato cinquantennio di pace e concordia europea e, spesso, immersi in una crassa ignoranza non scalfita minimamente dalla scuola dell'obbligo.

Se fa paura ai vecchi, quelli che ci hanno rubato il futuro e ora ci schiavizzano per pagarsi pensione e garanzie che noi non avremo mai, allora vuol dire che zio Adolfo non è poi così male, anzi è addirittura meglio di nonno Benito.

Dare del nazista all'avversario politico di turno significa banalizzare il male, in un'epoca in cui è più politicamente scorretto chiamare qualcuno «ciccione» che attribuirgli simpatie per le SS; ma probabilmente Berlusconi è convinto che anche Angela Merkel preferisca di gran lunga l'epiteto «nazista» a «culona inchiavabile» e abbia riempito l'ex campo di concentramento berlinese, dove il Reich spediva zingari, gay e dissidenti politici, di detrattori del suo fondoschiena.

Se a suo tempo il Cavaliere avesse voluto veramente offendere Martin Schulz, anziché «kapò» avrebbe potuto chiamarlo «pelato».

Il filosofo Leo Strauss, che peraltro era anche di origine ebraica, negli Anni 50 fu il primo a stigmatizzare l'espediente retorico della «reductio ad Hitlerum», che consisteva nel togliere credibilità all'avversario associandolo a Hitler e al nazismo.

Lo scopo era far perdere le staffe all'avversario e aizzare contro di lui l'antipatia dell'uditorio, sviando la sua attenzione dalle questioni urgenti e concrete che richiederebbero ben altra forza di argomentazione. E’ per questo motivo che parlare di Hitler è molto comodo per due arruffapopoli che mirano alla pancia dell'elettorato più che alla loro testa.

Ma se la «reductio ad Hitlerum» funzionava egregiamente negli Anni 50, quando Silvio era ragazzo e Beppe appena un bambino, oggi rischia di essere un'arma spuntata, non solo in Italia ma in tutta Europa, infatti, se a Milano due ventenni apertamente filonazisti si sono candidati alle elezioni comunali, alcuni giovani neonazisti svedesi si sono arruolati come miliziani in Ucraina, dove tra i fan dell'Unione Europea ci sono anche molti fan della pulizia etnica. Là sì che fra poco potrebbe sbocciare sul serio una nuova “Primavera per Hitler”, e a quel punto non ci sarà proprio niente da ridere.