Quegli uomini vestiti di bianco

27.09.2015 14:08

Se non ricordo male, l'ultimo non-americano vestito di bianco che aveva incantato New York predicando pace, amore, uguaglianza e disarmo era stato John Lennon ai tempi di Imagine.

Ora è toccato al “comunista” papa Francesco, anche se somiglia a Gesù molto meno di Lennon e non riceve i giornalisti sdraiato a letto insieme a Yoko Ono.

La Grande Mela lo ha accolto come una rockstar e i vescovi sembravano più un'orda di fan affetti da selfie compulsivo che un gregge devoto.

Ma tra l’America e la Chiesa in effetti qualche similitudine c’è, perché non solo in campo economico, ma anche spirituale, la cultura americana ha plasmato e “rialfabetizzato” l'immaginario, il linguaggio e le emozioni di tre quarti dell'umanità, opera che in precedenza era riuscita solo alla Chiesa.

Il capo del cattolicesimo è stato salutato negli Stati Uniti con il rispetto amichevole ma disincantato con cui gli americani accolgono i capi di Stato vestiti in modo pittoresco, e intanto nei cinema italiani si sta proiettando Inside Out, un film d'animazione che con la sua trattazione delle dinamiche interiori è stato presentato in anteprima in Vaticano e ampiamente lodato dalla stampa cattolica.

Mentre la Walt Disney scala la cattedra di Pietro, in America il vicario di Cristo viene coinvolto nella macchina elettorale che fra un anno incoronerà il successore di Obama.

Nelle accorate parole di Francesco a favore dell'accoglienza verso gli immigrati e contro la povertà, gli osservatori americani non hanno visto un grido di dolore rivolto all'Occidente, ma un attacco al potenziale candidato alla Casa Bianca Donald Trump, fautore della costruzione di un “muro” lungo il confine con il Messico per bloccare i migranti latini, secondo lui tutti «criminali, spacciatori e stupratori». Potrebbe rappresentare un serio ostacolo per la candidata democratica Hillary Clinton, verso la quale il romantico Donald si è espresso tempo fa con la frase: «Non è stata capace di soddisfare suo marito, come pensa di poter soddisfare gli americani?». Una vera lezione di finezza.

Francesco, che sull'aereo da Cuba si è spiritosamente definito l'«anti-papa», sulla stampa statunitense è diventato l'«anti-Trump», facendo un bel regalo agli altri opachi candidati repubblicani che si vedono erodere consensi giorno dopo giorno dal loro avversario verso la “nomination”. Ma è un regalo anche al resto del mondo, dato che di un nababbo esibizionista e xenofobo alla Casabianca non ne sente proprio il bisogno.

Proprio adesso che sto per chiudere l’articolo, mi è venuto in mente un altro grande uomo che abitualmente vestiva di bianco e che ha influenzato la cultura americana molto più profondamente del papa e di John Lennon: Mark Twain, a mio avviso uno dei più grandi scrittori americani che, molto tempo prima che nascesse Donald Trump, diceva: «Tutto ciò che serve per avere successo nella vita sono ignoranza e fiducia in se stessi».  

© Riproduzione riservata