Quella cosa dei 45 secondi

30.03.2017 09:30

Quando mi sono messo al computer per scrivere l’articolo, mi sono chiesto: di cosa parlerò? Dovrei parlare di Poletti, anzi no, di Alatri, di quel massacro senza senso, o di Trento, altra roba orribile. O magari di politica. In ogni caso dovrei essere composto, lucido e se possibile arguto nelle analisi, come si chiede a chi scrive da qualche parte. Dovrei avere riflessioni in tema con quello che accade intorno a me, essere bravo nel non andare fuori tema e nel rispettare la forma, stare nei tempi, come si dice in tivù. Dovrei. Oppure potrei precipitare senza indugio dentro i quattro minuti del discorso di ringraziamento di Valeria Bruni Tedeschi ai David di Donatello. Ho scelto di precipitare. Quattro minuti invece dei 45 secondi previsti dal protocollo, perché lei non sapeva «quella cosa dei 45 secondi». Quattro minuti zoppicanti, di risate, lacrime, mamme, sorelle, lavoro, musica, amori finiti o non cominciati, libri, amici e anche una povera psicanalista. Se ci fosse un David al miglior discorso di ringraziamento Valeria Bruni Tedeschi vincerebbe pure quello. E' stata mitica. Perché la vita è quello che ti succede mentre sei impegnato a fare un discorso di ringraziamento di 45 secondi. Sono andato a riascoltarlo su You Tube.

«Ringrazio Franco Basaglia, che cambiò radicalmente l’approccio della malattia mentale in Italia, ringrazio Paolo Virzì che mi guarda da anni con tenerezza e allegria. Ringrazio la mia amica Barbara, che mi propose la sua amicizia il primo giorno d’asilo e mi dette un po’ della sua focaccia, facendomi sentire magicamente non più sola, ringrazio i miei amici e le mie amiche senza i quali non potrei vivere. Ringrazio la mia povera psicanalista. Ringrazio Leopardi, Ungaretti, Pavese, ma soprattutto Natalia Ginzburg, i cui libri mi illuminano e mi consolano». E ancora: «Ringrazio Anna Magnani, De André, Chopin, mia madre, mia sorella, mia zia, ringrazio di nuovo Paolo Virzì per avermi offerto di interpretare questo personaggio meraviglioso, triste, buffo e fantasioso, e tutti i registi che mi hanno accolto nei paesi della loro fantasia, e in anticipo ringrazio quelli che forse mi accoglieranno ancora e che mi permettono di vivere questa vita parallela che è il cinema. Ringrazio gli uomini che mi hanno amata e che ho amato, e anche quelli che mi hanno abbandonata, perché mi sento fatta di tutti loro ed è a loro che mi racconto, ringrazio gli sconosciuti che mi fecero un sorriso, un gesto, nei giorni più bui, ringrazio i miei due meravigliosi bambini. Grazie a voi. Scusate». Grazie a te, Valeria, sei stata grande perché sei stata te stessa. A volte è meglio non saperla «quella cosa dei 45 secondi».

 

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