Ragazzi, ma quanto bevete?

20.02.2015 20:21

Il mondo politico sopravvissuto alla Seconda Repubblica e nato nella fase di transizione verso la Terza, sta procedendo a grande velocità verso la disintegrazione, e questo processo favorisce Matteo Renzi. 

Forza Italia è scoppiata, Silvio Berlusconi avrebbe potuto salvare la propria creatura e diventarne un simbolo, invece ha scelto di stare in campo e ora assiste alla sua deflagrazione. 

Nel suo partito ci sono forze che puntano a un nuovo centrodestra e altre convinte che il renzismo sia una nuova religione politica. È difficile capire dove potrà approdare questo barcone che non riesce a trovare la sua Lampedusa.

Raffaele Fitto potrebbe allearsi con Angelino Alfano e Pierferdinando Casini, ma questo saprebbe subito di antico. Potrebbe tentare di acchiappare la giovane Giorgia Meloni, ma la leader di Fratelli d'Italia cerca spazio per sé e culturalmente è più vicina a Matteo Salvini, anche se a differenza del leader leghista si sente l’erede della destra vera. 

Lo stesso Salvini vede crescere la ribellione di alcuni luogotenenti del Carroccio, fra cui Flavio Tosi, ma è anche vero che solo Salvini ha un linguaggio che parla alla pancia del Paese e solo lui può portare la Lega dal separatismo al lepenismo, ma prima o poi lo spillo nel suo palloncino qualche nemico di partito lo infilerà, e allora sentiremo un grande botto.

Di Beppe Grillo si può dire poco. L’area del Movimento 5 Stelle è ancora vasta e non si comprende bene quanta gente creda ancora in lui. Da questo panorama, ecco che Renzi dilaga prendendo indisturbato il centro della scena. Il ragazzo ha la stoffa ma è ancora nella fase in cui non si capisce se sia un campioncino in erba o un fuoriclasse.

Quello che sappiamo è che i suoi errori vengono spesso spacciati per successi, e così la bella operazione-Mattarella gli fa saltare l’alleanza del Nazareno con il buffo esito che ora è la sinistra Pd a chiedergli di riabbracciare Berlusconi, anzi Renato Brunetta (ragazzi, ma quanto bevete?).

Tuttavia Renzi sta iniziando a ragionare un po’ alla grande, per esempio sulla Libia ha dato prova di una prudenza che ha calmato molti bollori e secondo me è risultata abbastanza convincente.

Il suo assillo di coinvolgere Putin è assolutamente ragionevole, persino la sua prudenza sulla mozione pro-Palestina è un prendere tempo di fronte a una decisione che fra qualche settimana sarà inevitabile.

Renzi continua a giocare da solo e sta facendo reparto (come si dice in gergo calcistico), e questo in democrazia non era mai successo. Ma il merito non è tutto suo, la verità è che quando è arrivato il giovane Matteo ha trovato due decenni di scontri puerili fra berlusconiani e antiberlusconiani, incentrati troppo spesso (soprattutto nell’ultimo periodo) su «’u pilu».

Penso che il dramma della sinistra sia stato la scarsa lungimiranza dei suoi dirigenti, che invece di preparare una successione mettendo in campo forze vere, hanno pensato soltanto a promuovere i loro “famigli” per poi tradirli miseramente in uno schizofrenico scenario di revisione culturale.