Ricchi premi e cotillon

12.07.2017 16:28

Matteo Renzi, soprattutto su un punto, ha assolutamente ragione nella polemica con la sua nuova minoranza: ma che diavolo vogliono? È bene essere realisti. Renzi ha vinto le primarie (ma ha perso tutte le secondarie) con grande distacco sui suoi competitor; non ha alcuna voglia di discutere con chi lo critica; non ha alcuna intenzione di fare alleanze politiche nell’illusione di presentarsi come l'unica diga contro Matteo Salvini e Beppe Grillo; ha in mano la sciabola con cui può (e lo farà) mandare a casa tutti (dicasi tutti) i parlamentari che non gli piacciono; propone sull'Europa una linea insufficiente mentre la minoranza non ne propone alcuna.

Il progetto di Renzi tanto è confuso politicamente tanto è chiaro sull'obiettivo personale: vuole intestarsi da solo questa lunga stagione politica, nella convinzione che tornerà al governo per continuare a promettere ricchi premi e cotillon. Gianni Cuperlo e Andrea Orlando che ci fanno in questo partito? Molti leader anziani (come il vecchio Macaluso) li incoraggiano a restare per combattere. Combattere come? Contro chi? Con chi? Il popolo residuo del Pd è “renzizzato”, fatevene una ragione. Lo scrivo da mesi. C'è una parte del popolo di sinistra che se n'è andata dal Pd e Renzi è stato molto felice di togliersela dai piedi. Un'altra parte ha deciso che, al diavolo il glorioso passato, è tempo di nuove avventure, quindi Renzi a go-go. Le sinistre interne se pensano di conquistare questa parte di militanti "renzizzati" prenderanno una brutta botta perchè saranno considerate ostacolo alla luminosa ascesa del capo. Franceschini, che non è di sinistra, pensa invece che Renzi possa essere condizionato o disarcionato da un ribaltamento interno e da una guerriglia politica del "mordi e fuggi".

Renzi è più bravo di lui per una sola ragione: perché alza la posta e ogni volta si gioca tutto. Condizione nella quale Franceschini non può e non vuole mettersi. Un consiglio: lascino il Pd. Lascino Renzi con la sua gente, gli consentano di cambiare nome a questa organizzazione che sarà battezzata “Partito della Nazione” e lavorino per un rassemblement di centrosinistra che possa competere con Renzi o, alla peggio, collaborare con lui con una forza consistente. Ogni altra strategia è perdita di tempo, giochetto, tentativo di strappare un seggio in più in parlamento. Epurando il partito e cacciando chi dissentiva, ovvero sospingendoli fuori dalla porta, Renzi si è fatto il proprio partito personale. Gli manca poco a completare l'opera ma con le prossime liste avrà il risultato. Ci sarà sulla scena politica un partito moderato, aggressivo sui diritti civili e liberista in politica economica. La sua Italia non sceglierà mai una strada. Il progetto di Renzi non prevede immaginazione, ovvero quel gusto di sciogliere i nodi strutturali di un Paese avviandolo verso una nuova industrializzazione. Renzi è il primo uomo politico che non lo sa e non vuole saperlo. Che vinca l’agroalimentare o l'industria spaziale per lui fa la stessa cosa. È un totus politicus, e su questo terreno, che è fatto di guerre lampo, di trappole e di agguati, è imbattibile, perché il grosso dell'esercito è con lui. C'è un altro esercito, potenzialmente più numeroso, che è lontano da lui e lo avversa. Bisogna riorganizzarlo. Cuperlo, Orlando e Franceschini potrebbero dare una mano invece di perdere tempo a farsi prendere per i fondelli.

 

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