Sarebbe questo il futuro dello spettacolo italiano?

03.04.2016 14:32

Un comico deve far ridere e quelli non fanno ridere, almeno nove su dieci. Sto parlando di Eccezionale veramente, il talent per comici di La7 stroncato dalla critica e che sembra piaccia solo a Celentano, dal quale mi divide praticamente tutto, dall'età al conto in banca alle idee sulla vita e sì, mettiamoci pure la capacità di scrivere canzoni, che lui ha e di cui io sono totalmente privo, ma se mi ci mettessi... no, anche se mi ci mettessi con tutte le mie forze non riuscirei mai a tirar fuori nulla di lontanamente paragonabile a Il ragazzo della via Gluck. Mentre forse, con un po' d'impegno, riuscirei a scrivere battute meglio congegnate di quelle proposte da alcuni aspiranti comici di Eccezionale veramente. Ma al Molleggiato Eccezionale veramente piace, come ha ammesso sul suo blog; col talent dei comici lui ride, genuinamente, senza retrogusti, e dall'autore di Prisencolinensinainciusol non ti aspetti niente di diverso, perché all'epoca di quella canzone, oggi un cult, chiunque capisse qualcosa di inglese e/o di musica si era messo le mani nei capelli ululando «dio come siamo ridotti». E negli Anni 50 le prime esibizioni di Celentano, un mix fra Jerry Lewis e una sindrome da stress post-traumatico, avevano suscitato reazioni analoghe. Dov'è l'arte? Dov’è la comicità? Basta essere dei casi umani, oggigiorno, perché ti facciano esibire su un palco? Sarebbe questo il futuro dello spettacolo italiano?

Davanti alla giuria di Eccezionale veramente - Diego Abatantuono, Selvaggia Lucarelli, Paolo Ruffini, più una star pescata a caso fra gli amici di Abatantuono - di giovani ne passano parecchi. Sono in maggioranza meridionali, molte donne, quasi tutti precari e squattrinati, compreso qualche attore teatrale che allarga il suo repertorio con sketch e battute.

Divertire chi ti sta intorno, a rischio di farti mandare a cagare, è quella piccola ma inebriante sensazione di potere che provi quando consapevolmente riesci a far ridere qualcuno: la sua risata è la prova che ti ha ascoltato, che ti ha guardato, che ti ha dedicato qualche istante d'attenzione, e in quell'istante tu sei stato il più forte. Più forte non dello spettatore, ma del suo cattivo umore, dei suoi problemi cronici, della sua indifferenza, della sua tristezza o della sua voglia di essere triste, perché quando esci dall'infanzia nessuno ti prende sul serio se non sembri triste.

Tutti quelli che fanno i comici, con il corpo, con la voce o con la scrittura, bravi o cani, geni o scontati, sono persone che, una volta provata quella sensazione esaltante, hanno capito che non c'era niente di più bello nella vita che essere pagati per continuare a farlo. E in effetti poche cose sono più belle, anche se bisogna al tempo stesso rendersi conto che poche cose sono più difficili, sia far ridere che essere pagati per farlo.

Eccezionale veramente è stato bocciato dalle recensioni di giornali e siti e non ha ottenuto grande successo di pubblico. Il 90% dei comici, a essere buoni, non fa ridere. La cialtroneria e il velleitarismo, sia nei testi che nei temi, abbondano. Le idee nuove sono poche, esattamente come in quasi tutta la comicità che passa sullo schermo. Ma ci sono due aspetti che al giovedì sera mi tengono davanti a Eccezionale veramente. La prima cosa è che il pubblico ha reazioni abbastanza spontanee, non guidate da un capoclaque o audioshoppate (l’equivalente sonoro di Photoshop) con risate registrate. Se la battuta è buona e accessibile, ridono, se non “arriva” restano freddi; non c'è, come in altri programmi, qualcuno che alza cartelli per dire al pubblico quando deve ridere, né “risatisti specializzati” che trascinano il pubblico quando la battuta è intelligente ma non immediatamente decifrabile a tutti. Il secondo aspetto è che Ruffini, Lucarelli e Abatantuono spiegano ai concorrenti perché il loro numero funziona o no, e parlano degli aspetti tecnici della comicità, gli stessi da sempre: i tempi, l'individuazione di un personaggio, il tormentone, il lancio della battuta, eccetera.

Diciamo che spesso i loro giudizi diventano piccole lezioni e a me, che adoro la comicità e la satira, piace anche guardare le cuciture sul retro del ricamo, anche se a volte il ricamo non è un’opera d’arte.

 

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