Se continua così addio Italia

14.11.2014 14:31

Che confusione! Mai come in questo periodo la vita politica italiana appare come in preda a variazioni impreviste e imprevedibili.

Non sappiamo quando si dimetterà il capo dello Stato ma sappiamo che lo farà. 

Non sappiamo quando e se ci sarà la scissione del Partito Democratico, anche se la litigiosità interna già prefigura due partiti. Non sappiamo se Silvio Berlusconi ha ancora seguito nel suo partito ma soprattutto se ha ancora un partito. 

Non sappiamo quanto vale dal punto di vista elettorale Matteo Salvini, che sta cercando di unificare i razzisti di tutta la penisola. 

Non sappiamo quando si voterà, anche se c’è chi pensa che Renzi ci porterà al voto in primavera e chi dice che non gli conviene: io sono dalla parte di quest’ultimi, perché scommetto un caffè che il 38% che i sondaggi danno al Pd è la più grande bufala del XXI secolo.

Ma da dove nasce questa instabilità? A mio avviso da due fattori. Il primo è antico: l’Italia è l’Italia. Il secondo è più recente e attuale: il Paese è ormai fuori binario, vive alla giornata, forse è diventato piccolo piccolo, forse sta incubando chissà quale rivoluzione come gli capita ogni tot di anni, forse non si può salvare più.

Renzi era apparso sulla scena come una sorta di messia. Con la rottamazione sembrava aver scacciato i mercanti dal tempio, si era dato da fare per modernizzare, ringiovanire e rinnovare, ma a distanza di alcuni mesi siamo ancora a «carissimo amico».

L’unica cosa su cui il premier dimostra una tenacia encomiabile è la polemica sia con la sua sinistra interna sia con Susanna Camusso e un po' con Maurizio Landini. Come al solito è fortunato, perché la minoranza del Pd e la leader della Cgil stanno facendo di tutto per portare la sinistra all’età della pietra, e credo che questa volta ci riusciranno.

Se non fosse che in gioco c’è il Paese, che notizie allarmanti investono tutto il sistema previdenziale, che le periferie delle grandi città stanno diventando scenari da film dell’orrore, che la produzione industriale va giù irrefrenabile, potremmo anche metterci sulla riva del fiume e aspettare. Prima o poi passerà il cadavere di Renzi oppure quello dei suoi nemici. Invece ci tocca sperare che qualcosa accada, e anche in fretta.

La speranza non è che possa accadere qualcosa che attutisca, ma qualcosa che faccia deflagrare, così che ci sia davvero un nuovo inizio.

Dobbiamo augurarci che Giorgio Napolitano confermi le sue dimissioni per la fine di quest’anno. Che il parlamento nomini un presidente non scelto fra le comparse della politica. Che Renzi, fra una lite e l’altra con Camusso, ci spieghi quale Italia ha in testa (modello Briatore? Modello Farinetti? Modello degli anni del miracolo economico? A questo punto andrebbe anche bene un modello Fanfani!) e che la stessa cosa la faccia il segretario della Cgil invece di andare in giro con magliette anti-premier francamente penose.

Dobbiamo augurarci che ci sia una legge elettorale qualunque e che non ci prendano in giro sul fatto che la sua caratteristica deve essere che dica subito qual è il vincitore.

Nel 2001 Berlusconi aveva gli avversari e stravinse. Oggi Renzi non ha avversari eppure non si batte chiodo. Sapete perché? Perché non sono le leggi a dare governabilità ma è la politica, quella con le idee e non con le chiacchiere. E qui siamo scarsi, ma quel che è peggio è che se continua così addio Italia.