Sono sempre stato interista

14.04.2017 15:39

Ho letto parole commosse e ironiche sulla svolta del Milan, diventato ormai cinese. Tutti sentimenti legati non solo a una squadra di calcio, ma soprattutto incentrati sulla figura del suo proprietario. Eppure il Milan ha una grande storia pre-Berlusconi. Tuttavia il Milan è diventato Berlusconi. Fu un arrivo improvviso che lo salvò dalle sciagure e dal disonore e che regalò al calcio mondiale e ai milanisti tanti trofei, un gioco meraviglioso e campioni indimenticabili. Per chi era milanista e di sinistra, dirsi milanisti negli anni dell’irresistibile ascesa di Berlusconi diventò un problema. Erano visti come esemplari rari, e chi ha frequentato partiti di sinistra in quel periodo ne sa qualcosa (io sono sempre stato interista, quindi in perfetta sintonia con i perdenti). La vita ci ha fatto conoscere passaggi più duri di questo, ma dirsi milanisti e di sinistra mentre Berlusconi era l’uomo nero non era facile. Però ce l’hanno fatta, hanno resistito, e oggi spunta persino qualche lacrimuccia per il Cavaliere che se ne va.

La questione che appartiene invece alla politica in questa svolta cinese del Milan, sta nel mutamento della percezione di Berlusconi da parte di settori diversi di opinione pubblica che non lo votavano e non lo voteranno mai. Davanti alle lacrime e alle garbate ironie di oggi, la domanda è una sola: valeva la pena fare questo scontro frontale con il Cavaliere? Non avremmo difeso meglio i cittadini di questa repubblica con la fine della reciproca criminalizzazione? Io sono sempre stato di questo avviso e mi sono preso le mie condanne politiche, ma oggi vorrei riflettere su un dato da incubo.

L’orizzonte politico vede salire in prima scena tre partiti: i 5 Stelle, la Lega di Salvini e, un po’ staccati, i Fratelli d’Italia della Meloni. Gli ultimi due sono in trattativa con Berlusconi e forse raggiungeranno un accordo se accetteranno di essere compensati a patto di accettare un candidato premier dall’immagine moderata. Grillo, invece, malgrado la generosità di una parte della sinistra, resta una formazione autoritaria e con progetti e leggi interne contrarie a quella Costituzione che in tanti, grillini compresi, hanno difeso il 4 dicembre. Se avremo Di Maio presidente, o chi per lui, il Paese sarà più o meno in sicurezza di quando abbiamo avuto Berlusconi premier? La domanda è cruciale perché per la sinistra, e soprattutto per quella sinistra che io sogno, l‘avvento di queste sabbie mobili grilline dove affogheranno sindacati e politica non può essere un male minore. È peggio del berlusconismo. Lasciate perdere Travaglio, è peggio. L’errore della sinistra è stato quello di fuoriuscire dallo schema destra-sinistra, addirittura di farsi destra su alcuni temi, come lavoro e sicurezza, e di farsi guidare da quel gruppo di giudici, di giornalisti, di gente dello spettacolo e di ricchi, che volevano una grande arma di distrazione di massa per dare un colpo alla sinistra accusandola di compiacenza con Berlusconi. Un accrocco simile si sta componendo per appoggiare i 5 Stelle.

Oggi Berlusconi ha dalla sua un modesto 14% elettorale, un’immagine sfocata, acciacchi dell’età, qualche genialata come le dentiere ai vecchi e la difesa degli agnelli. Eppure solo la rinascita di una destra che sappia governare il proprio mostro sovranista e la rinascita di una sinistra di vecchietti terribili e di giovani ribelli possono dare una prospettiva a questo Paese. Ecco perché la fine del Milan berlusconiano lascia un sapore amaro. Sono state fatte tante battaglie antiberlusconiane giuste, tranne una: tentare di distruggerlo nella convinzione che poi sarebbe spuntato il sole, invece è arrivato Grillo. 

 

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