Spaghetti, pollo, insalatina...

05.07.2015 17:01

All’ultimo Festival di Venezia ha vinto addirittura la coppa Volpi, oltre alle tantissime nomination in altrettanti premi. Sto parlando del film Hungry Hearts di Saverio Costanzo, in cui una mamma vegana manda il figlioletto all’ospedale per via dell’alimentazione, ma quella era solo una finzione cinematografica.

Invece il figlio di due vegani di Pisa all'ospedale ci è finito veramente, con evidenti sintomi di carenze nutrizionali, e i genitori, ora indagati per maltrattamenti, sono finiti sul libro nero dei cattivi, insieme a Erode, alla mamma di Hansel e Gretel e al patriarca Abramo, pronto a sacrificare suo figlio in nome di un ideale superiore.

Ideale che può essere buono, pulito e giusto, quando viene praticato con buonsenso e non mette a rischio l'incolumità di altri esseri umani, specie se affidati alle nostre cure e non autosufficienti. 

Perfino il biblico Jahvè ferma la mano di Abramo e gli impone di sacrificare un agnello anziché il piccolo Isacco, perché quando si tratta della vita di un bambino, nemmeno il Padreterno ha paura di contraddirsi e di fare la figura del dissociato, visto che ad Abramo gliel'aveva detto proprio lui di sacrificare il suo unico figlio. Probabilmente voleva verificare quanto possono essere scervellati certi genitori, quando si fissano su un'idea di salvezza universale e di purezza, che si esprima in una religione, in un'ideologia politica o in uno stile di vita.

No, cari miei, non sono il solito onnivoro superficiale. Mangio pochissima carne perché sono convinto che molta faccia male, almeno una volta a settimana trote salmonate allevate alla sorgente di un fiume, moltissima lenticchia, farro, cicerchia, roveja e altri legumi che acquisto direttamente dalle aziende biologiche certificate, e molta verdura. Però amo la panna montata, il pecorino e le borse di cuoio, cose a cui non riesco a rinunciare. Se diamo un’occhiata all’interno del veganismo, ci accorgiamo che è più diviso del Pd, fra crudisti, fruttariani, macrobiotici e chi più ne ha più ne metta.

Personalmente credo che la prima crudeltà che va evitata è quella contro se stessi: il rispetto e l'amore di sé sono la premessa per amare e rispettare gli altri, animali compresi.

Alcuni vegani più che dall'amore di sé o dal rispetto per le altre specie, sembrano animati da una generale misantropia, sono convinti che gli onnivori (cioè la stragrande maggioranza dell'umanità) sono esseri stupidi e malvagi che uccidono e sfruttano per le loro gozzoviglie creature innocenti e moralmente superiori a loro. Di converso, c’è anche da dire che alcuni onnivori vedono i vegani come una setta tipo Isis pronti a decapitare i macellai per salvare i bovini. 

Altri si limitano a ricordare che Adolf Hitler era vegetariano, sottintendendo che i vegetariani contemporanei, se potessero, chiuderebbero gli onnivori dietro cancelli con scritto «Arbeit macht frei».

Ancora non è stato appurato se effettivamente i genitori pisani abbiano provocato problemi di salute al piccino a causa delle loro scelte dietetiche, quello che è certo è che nei piccolissimi l'alimentazione strettamente vegana può determinare carenze, per altro evitabili seguendo le indicazioni del pediatra.

Naturalmente non leggeremo mai articoli riguardanti il ricovero di bimbi ammalatisi per le scelte sbagliate di genitori onnivori, che possono tradursi in diabete, obesità o allergie pericolose, perché quelli sono troppi, e quando sono troppi non fanno cronaca ma statistica. Ma questa non è la sede per parlare dell'aspetto salutistico del veganesimo e nemmeno di quello modaiolo.

Nessuno si azzarda seriamente a dire come sarebbe il pianeta se tutti diventassimo vegani, un Eden idilliaco dove gli esseri umani sono «pochi ma buoni» oppure un gigantesco Animal Farm dove mucche e maiali prendono il potere e ci obbligano a lavorare per loro.

Non ho mai amato gli estremi delle cose, per questo sono convinto che sia difficile sopportare una moglie vegana che t’infligge un hamburger a base di lupini o il muso di un marito carnivoro che senza bistecca si sente meno maschio.

Quello che voglio dire ai vegani è che nessuno di noi, vegani o no, cresciuti lontano da aie e stalle ma con dosi massicce di cartoni animati della Disney, vorrebbe far del male agli animali, e per dimostrarvelo vi dirò che ultimamente ho anche adottato una vecchia gatta randagia dall'aspetto di una che ha fatto le sue battaglie e l’ho chiamata Duse per la sua eleganza.  

L'industria alimentare ha anestetizzato la responsabilità verso le creature che vengono uccise o sequestrate per iper-nutrirci, e tutto quello che ci ricorda di che lacrime e sangue gronda la nostra cotoletta ci dà fastidio, suscitando un'irritazione figlia del senso di colpa.

L'unica soluzione per liberarsene sarebbe la scelta estrema che pochi hanno la forza o la possibilità di adottare, il cosiddetto «mangiare etico». Ma mangiare etico non è così semplice: siamo sicuri che mangiare ogni tanto una bistecca ricavata da un manzo allevato umanamente e macellato senza crudeltà sia molto meno «morale» di un'insalata di pomodori raccolti da un lavoratore maltrattato e sfruttato?